Plusvalenze Juventus, teorema Chinè: tutti i dirigenti che sapevano

corrieredellosport.it – La morsa si è fatta doppia. La Juve non solo attende che dal Gup venga fissata la data per l’udienza preliminare, ma proprio in questi giorni ha registrato il nuovo attacco da parte della Procura Federale. Di giovedì, infatti, la notizia del ricorso per revocazione parziale della decisione della Corte Federale di Appello a Sezioni Unite dello scorso 27 maggio da parte di Giuseppe Chinè, proprio in virtù di tutti quegli elementi ritenuti nuovi e decisivi appresi dallo studio degli atti ricevuti dalla Procura di Torino: oltre 14mila pagine che non erano disponibili prima della notifica di chiusura delle indagini preliminari. E nelle 106 pagine del ricorso per revocazione compaiono tutti quegli elementi che secondo Chinè cambierebbero sensibilmente le condizioni rispetto al processo sportivo di inizio anno.

Elkann non è indagato né dalla Procura di Torino né da quella Federale. Ma il ceo di Exor, rientra in questo quadro tra chi era a conoscenza del sistema ipotizzato da Chinè. Nel mirino l’ormai famosa telefonata del 6 settembre 2021 (ripresa anche dal ricorso della Procura Federale) con Andrea Agnelli, lui tra gli indagati sia sul piano sportivo che giudiziario.

Secondo Chiné, questa telefonata dimostrerebbe che dell’eccessivo ricorso allo strumento delle plusvalenze «tutto l’assetto societario, anche ai livelli più alti, ne sia a conoscenza”. Evidenziando, tra gli altri, questo passaggio di Elkann che risponde ad Agnelli: “[…]sì, però come ricordi, tu avevi detto che alla fine c’è stato, da parte della direzione sportiva, […]si sono allargati, ci sono tutta un serie di operazioni che loro hanno fatta. Ottenendo come risposta: «[…]esatto, facendo eccessivo ricorso allo strumento delle plusvalenze: se ti crolla il mercato, ti crolla il mercato! Questo è un dato di fatto!”. 

Andrea Agnelli, indagato sia dalla Procura di Torino che da quella Federale. Centrale il ruolo del presidente della Juventus secondo Chinè, essendo a conoscenza di tutto quanto come emerso a più riprese negli atti.

La tesi della Procura Federale si rafforza ad esempio con la telefonata con Maurizio Arrivabene del 3 settembre 2021, al quale Agnelli riferisce: «Sì ma non era solo il Covid e questo lo sappiamo bene! […]Perché noi abbiamo due elementi fondamentali: da un lato il Covid, ma dall’altro abbiamo ingolfato la macchina con ammortamenti […]e soprattutto la merda…perché è tutta la merda che sta sotto che non si può dire». Con Arrivabene che risponde: «Sì… no, infatti lo so…ne sono al corrente e non si può dire!».

Nel mirino poi c’è anche o soprattutto un ex dirigente bianconero come Fabio Paratici, indagato sia dalla Procura di Torino che da quella Federale. All’epoca capo dell’area sportiva, per lui Chiné aveva chiesto la pena maggiore: 16 mesi e 10 giorni di inibizione, anche per lui arrivò l’assoluzione.

Proprio Paratici sarebbe stato individuato anche internamente al club bianconero come il principale artefice di quel sistema legato alle presunte plusvalenze artefatte, di lui si parla spesso ed è Federico Cherubini a più riprese ad aver evidenziato i rischi legati alla sua gestione. “Era peggio prima dove io vedevo che Fabio se si svegliava la mattina e aveva mal di testa o beveva un bicchiere poteva firmà 20 milioni senza dirlo a nessuno. Quello era pericoloso”.

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