La Gazzetta dello Sport (C.Zucchelli) Le lacrime le fa venire lui ai tifosi quando racconta: «Il calcio mi ha fatto piangere tanto, ma adesso la mia rinascita è completa». Calcio sì, ma pure vita, se è vero che Diego Perotti così felice non lo è stato mai. Ieri ha segnato il terzo gol in carriera alla Lazio (sua vittima preferita), il più importante, nel giorno del derby e della presenza numero 100 in Serie A. Durante la sosta è stato in nazionale, tornato a casa si è coccolato il figlio Francesco e l’inseparabile moglie, in attesa del secondogenito («lo aspettiamo per giugno»), anche ieri allo stadio. Non manca mai, è stata accanto al marito quando sembrava che dovesse abbandonare il pallone, lo ha seguito a Genova, dove Diego è diventato papà per la prima volta ed è ridiventato calciatore e ovviamente è con lui a Roma.

RESPONSABILITA’ – Ieri riprendeva il rigore e l’esultanza del marito che poi, sempre in tema di cellulari, appena entrato nello spogliatoio, ha preso il suo per mostrare a tutti le foto e i video della festa. Iniziata col suo rigore: «Non so se le gambe tremavano, ma certamente sentivo il peso della responsabilità per i tifosi, per i compagni e per quelli che stanno fuori». Infatti, uno di quelli che ha corso di più per abbracciarlo sotto la Sud è stato Castan: il campo non lo vede mai, ma è costantemente dentro al gruppo.

MONCHI E RADJA – Tutti forti, ma una nota a parte, per Perotti, la merita Nainggolan: «Quello che ha in corpo non lo capisco, quando smette deve fare qualche analisi particolare, non è umano». Sorride, l’argentino, mentre lo dice, sorride anche Monchi mentre lascia l’Olimpico («mamma mia che emozione, incredibile e bellissima») e sorride Alisson, che non ha paura di pronunciare la parola magica: «È un momento bellissimo, che stiamo condividendo con un ambiente carico e importante. Lo scudetto è un obiettivo chiaro, anche se difficile. Io lo dico dall’inizio dell’anno, da quando abbiamo iniziato il ritiro la squadra ha questo pensiero. Ci sono cinque squadre che hanno questa possibilità, ma noi vogliamo lottare fino alla fine».

I SELFIE – Credendoci, quindi, partita dopo partita. E pure selfie dopo selfie. In ordine sparso: quelli di Florenzi, Strootman, Manolas, Gerson, El Shaarawy e Karsdorp. Quest’ultimo non era in campo, tornerà tra cinque mesi, ma ha festeggiato come e quanto i compagni. Uno dei segreti della Roma, forse, è proprio questo.