Corriere dello Sport (M.Evangelisti) – Insomma, hanno deciso di voler fare lo stadio. La Roma ovviamente lo voleva dall’inizio, il Comune ha sterzato in quella direzione più di recente, trainato dalle sollecitazioni dei vertici nazionali del Movimento 5 Stelle, dalla necessità di rilanciare un’amministrazione che sinora ha dato adito più a ironie che a soddisfazione, dalla pressione popolare montata intorno all’iniziativa dei giallorossi dopo che Luciano Spalletti e Francesco Totti avevano occupato la ribalta con un piccolo show sull’argomento.

CALCOLI – Il problema è come arrivare allo stadio senza rinnegare tutto quanto si è detto sinora sul rispetto delle norme e sulla sacralità del piano regolatore. Scavalcando il catenaccio verbale e politico dell’assessore all’urbanistica Paolo Berdini appoggiato in merito da pochi ma convinti consiglieri comunali. E permettendo al club e al costruttore incaricato Luca Parnasi di salvare l’equilibrio finanziario dell’iniziativa. Non erano problemi che si potessero risolvere in un’ora e mezzo di riunione negli uffici che fanno capo a Berdini, in un angolo dell’Eur tappezzato di verde pubblico. Tra parentesi: l’hanno spostata di volata lì perché il sindaco Virginia Raggi ha avvertito tutto il peso della questione, sin qui bizzarramente sottovalutata, e ha voluto evitare ogni accenno di tensioni sotto il Campidoglio. E’ tutto molto difficile: i calcoli, la salvaguardia della convenienza dell’operazione, gli equilibri politici. Eppure ci provano,vanno avanti e addirittura si dicono fiduciosi di trovare l’uscita dal labirinto. Domani i tecnici si mettono all’opera, taglieranno e cuciranno, ma devono stare attenti a non stravolgere il progetto originario, altrimenti non sta più in piedi niente. La settimana prossima si rivedono quelli che si sono visti ieri, Mauro Baldissoni che è direttore generale della Roma, Parnasi, Berdini, il vicesindaco Luca Bergamo, il presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito, il capogruppo Paolo Ferrara, persino un avvocato mandato da Genova per mostrare come la faccenda sia osservata con attenzione dalle parti di Beppe Grillo. Questa volta non sembra melina. E’ che proprio stanno cercando una via d’uscita e, per quanto tutti appaiano certi di rintracciarla prima o poi, il destino l’ha nascosta bene e il tempo non dà una mano. Il 3 marzo scadono i termini della conferenza dei servizi, la delibera della giunta Marino che fornisce il timbro dell’interesse pubblico al progetto così com’è resta valida: o torna tavola della legge da rispettare o al limite fornisce ottimi argomenti alla Roma e al costruttore qualora i permessi di edificare non arrivassero e si prendesse la strada del ricorso alle vie legali. Inoltre se un accordo si trova serve comunque una variante al piano regolatore da passare al filtro dell’assemblea capitolina. La maggioranza per approvarla c’è, lo spazio in calendario comincia a essere terribilmente angusto.

SERENI – Ma è giusto dare alla riunione di ieri quel ch’è suo: un sapore d’ottimismo. Baldissoni è rimasto prudente: «Vogliamo fare lo stadio, vogliamo farlo insieme con il Comune, vogliamo farlo prima possibile. Dei dettagli tecnici si occuperanno gli esperti, le scadenze imposte dalla conferenza dei servizi sono ovviamente un fattore da tenere presente». Sembrano addirittura più distesi dall’altra parte. E forse è normale: sono politici, anche se non di professione. Il capogruppo Ferrara tira giù una dichiarazione preventiva ancora prima di mettere piede all’assessorato: «Il Movimento 5 Stelle non è mai stato contrario allo stadio». Per De Vito non c’è neppure bisogno di andare particolarmente di corsa: «Un mese è un tempo ragionevole». Infatti mancano 23 giorni al sipario. Non sottilizziamo, però. Bergamo si è espresso fianco a fianco con Baldissoni e lo ha superato a sinistra: «Una riunione costruttiva, siamo molto ottimisti». Berdini è rimasto sereno durante l’incontro. Forse perché ha capito che le posizioni oltranziste non pagano più, forse perché ha in mano un altro asso inatteso da giocare.