Il Tornatora

Ag.Osvaldo: “Il gioco della Roma lo esalta”

di Redazione

Filippo Fusco, agente per l’Italia di Pablo Daniel Osvaldo, ha rilasciato alcune dichiarazione a CentroSuonoSport sulla Roma, Luis Enrique e sul proprio assistito autore di tre gol consecutivi con la maglia giallorossa fino ad ora.

Fusco, fino ad ora, quanto abbiamo visto alla Roma del gioco di Luis Enrique?
Poco. Sono diversi anni che seguo il tecnico asturiano, dalla Segunda B fino alla Segunda A: il Barcellona B di Luis Enrique è stata una squadra che ha sorpreso tutti per i tanti gol segnati e anche per i tanti giovani lanciati nel calcio che conta.

Che differenze hai notato rispetto al gioco del Barca B?
Mi ha sorpreso il possesso palla della Roma: sterile e fine a se stesso. La seconda squadra blaugrana faceva maggiori verticalizzazioni rispetto a quella di Pep Guardiola. La Roma, però, sta cercando di acquisire il gioco di Luis Enrique. Facendo un paragone musicale: i giallorossi stanno provando ad alzare il ritmo.

Osvaldo si trova bene in questo modulo di gioco? E’ più adatto a fare l’esterno o vorrebbe fare il centravanti?
Preferisce stare al centro, ma questo gioco lo esalta. Nelle ultime due gare, infatti, ha avuto 7-8 occasioni da rete, sintomo che la squadra lo ha messo in condizioni di calciare verso la porta.
Bojan e Osvaldo giocano molto meno larghi rispetto alle prime uscite della squadra giallorossa, con il falso centravanti, ovvero Totti, che si abbassa, tramutandosi in trequartista. Questa sensazione è stata confermata anche dal cambio di sabato pomeriggio: all’uscita del capitano, il suo posto è stato ricoperto da Pjanic.

Cosa non abbiamo visto ancora del gioco di Luis Enrique?
Il possesso palla finalizzato alle azioni da gol. Contro l’Atalanta, ad esempio, il tiro da fuori è stato abusato: non è mai stato un marchio di fabbrica del Barcellona B, tanto meno di quello A. Manca un po’ la spinta dei due terzini, quelli chiamati a dare superiorità numerica alla squadra. Devono trovare più il fondo e cercare di mettere qualche cross importante per gli attaccanti. Quando la Roma acquisirà i ritmi del gioco di Luis Enrique, gli attaccanti faranno i movimenti giusti e gli esterni spingeranno di più, la Roma potrà lottare per i primissimi posti.

Fabio Borini ha parlato di un colloquio tra lo spogliatoio e il tecnico che ha avuto come tema della discussione il gioco della squadra. E’ possibile che la Roma, pur di assecondare il proprio tecnico, andasse contro la sua natura?
Assolutamente sì. La squadra faceva molte cose per dimostrare all’allenatore di volerlo seguire fino in fondo. Spesso ci vuol tempo perché alcuni movimenti vengano assimilati, ma con il passare del tempo e quando sono più utili, questi meccanismi vengono fuori.

Osvaldo è contento?
E come non potrebbe esserlo. Voleva giocare in una grande squadra e la Roma lo è. In tanti hanno detto che la prima avventura italiana di Osvaldo si è conclusa con un fallimento: non sono d’accordo. La vera e unica tappa negativa è stata quella di Bologna, con la società felsinea che comunque aveva speso molto per portarlo in rossoblu. Si è parlato anche del costo del cartellino di Osvaldo, ritenuto troppo elevato: negli ultimi due anni ha segnato un gol ogni due partite, ha giocato nella nazionale Under 21. Il prezzo sborsato per le sue prestazioni è stato onesto.

A proposito di Nazionale: è giunto il momento della chiamata in azzurro?
Non so dirvi. Osvaldo ha sempre avuto un ottimo rapporto con Prandelli, fin dai tempi di Firenze. Quando lui decise di lasciare la squadra viola, Prandelli provò in tutti i modi a convincerlo a restare. In realtà c’è anche la nazionale argentina che ha cominciato a ronzargli intorno. Lui si sente argentino, ma molto più italiano di tanti calciatori che vestono la maglia azzurra.

Un commento su Bojan e Jose Angel?
Jose Angel è stato un ottimo acquisto: è giovane e gioca in un ruolo scoperto a livello mondiale. Ha gamba, corre tanto e può solo migliorare. Bojan deve liberarsi del suo personaggio, quello dei record battuti a livello giovanile al Barcellona. Quando supererà questa pressione, ricordandosi di avere 20 anni, tornerà ad essere decisivo.