Nati il 7 giugno – Nel secondo tempo solo 10′ di gioco. Benevento-Roma un saggio di anticalcio

Pagine Romaniste (Nati il 7 giugno) – Il professor Sandro Donati non è, almeno per come appare pubblicamente, una persona simpatica. Ha tanti torti. Crede fermamente in quello che fa; è convinto che il lavoro svolto seriamente, alla lunga, ripaghi dei sacrifici; lotta strenuamente contro gli imbroglioni che truccano le carte sedendosi al tavolo da gioco. Ma, sopra ogni altra cosa, non è un moralista, ma una persona dotata di una profonda etica, uno in grado di guardare la trave nel proprio occhio, con ciò restando autorizzato a criticare la pagliuzza nell’occhio del vicino. Si racconta che, quando lavorava per la federazione olimpica più importante, avesse presentato denunce, esposti e documenti nei confronti di chi lavorava nello stesso ambito, tanto da essere trasferito in una specie di seminterrato, nel tentativo di renderlo innocuo.

Invece, testone come pochi, quando Schwazer ebbe finito di scontare la sua prima squalifica per doping, manifestando l’intenzione di tornare a gareggiare senza alcun aiuto proibito, si schierò al fianco del marciatore altoatesino; da solo, novello Don Chisciotte. Pensava di poter vincere la sua guerra contro il doping, invece si trovò a combattere contro chi aveva chiuso per anni un occhio su quanto accadesse dalle parti di Mosca e si fosse letteralmente bendato di fronte ai nuotatori di Pechino. La storia è nota; un processo farsa a Rio, durante gli ultimi giochi olimpici, una condanna già scritta ed una lettera scarlatta cucita addosso ad entrambi: così impari, caro professore.

Qualche giorno or sono, però, un Giudice – di quelli veri, non di quelli che si occupano del c.d. diritto sportivo – ha letteralmente massacrato la WADA, la IAAF, il laboratorio antidoping di Colonia, quanti concorsero, a dire del Magistrato, ad alterare i risultati di quel prelievo antidoping. La WADA, invece di accusare il colpo, si è detta “indignata” per il provvedimento giurisdizionale, dichiarando che il provvedimento di squalifica non verrà rivalutato.

Non credo che Schwazer potrà gareggiare a Tokyo, ammesso che i giochi si possano svolgere, ma il professor Donati ha ottenuto l’enorme risultato di obbligare i suoi tanti detrattori ad abbassare lo sguardo ogni volta che lo dovessero incrociare.

Chiedo scusa per la lunga digressione, meritevole di un 4 per essere andato “fuori tema”, ma ci tenevo a sottolineare la vittoria di una persona per bene.

C’è stata una partita, una brutta partita, e questa rubrica dovrebbe occuparsi di quello, non fosse altro per mantenere i suoi pochi lettori.

Sono solito affermare che di calcio sono costretto a parlare poco, trattandosi di materia della quale non capisco.

Però, devo confessare che personalmente avevo notato come mister Fonseca – tornato come per incanto un brutto anatroccolo -, dopo la strameritata espulsione di Glik, fosse passato alla difesa a quattro, in un modulo più vicino ad un 4-2-4, che non ad un 4-4-2. Scoprire che fior di esperti, ex calciatori e grandi firme del giornalismo, non se ne siano accorti, mi fa quasi ricredere sul convincimento di non capirne nulla. Sta di fatto, che il mister si è visto costretto a correggerli ed ora ripartirà la richiesta della sua testa su un piatto d’argento, per la gioia di chi a Trigoria non vede l’ora di poterli accontentare.

Dicevo di una brutta partita, con la maggica che non è riuscita ad esprimere quel gioco frizzante che l’ha spesso caratterizzata. D’altro canto, il Benevento ha preferito dare un saggio di anticalcio, non solo nell’innalzare le barricate a difesa della propria area, ma sopra ogni cosa perché Filippo Inzaghi è riuscito a spiegare ai suoi giocatori come si possa morire in campo al semplice passaggio di una libellula, inducendo il Direttore di gara a spezzettare di continuo il gioco, senza che il tempo perso venisse adeguatamente recuperato. Ho avuto la sensazione che nel secondo tempo si siano giocati, al massimo, dieci minuti; per il resto, solo sanniti da soccorrere.

P.S. Immagino che i miei 14 aficionados si attendessero qualcosa sui tamponi del grande ginecologo-virologo, quello che parla con i professoroni. Non conosco gli atti ed anche se li conoscessi non li comprenderei. Per ferrea convinzione sono un garantista, sempre, anche quando si parla della squadra dell’area metropolitana; il principio di innocenza va affermato fino a sentenza definitiva (anche se nel c.d. diritto sportivo il primo grado è esecutivo). Però, a quanti si sono già prodotti in peana assolutori, abbracciando le tesi difensive a prescindere, vorrei ricordare che sarebbe opportuno attendere l’esito finale. Non fosse altro per evitare di dover giustificare previsioni illusorie.

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