Mourinho: “La Roma è speciale e il nostro club crea empatia”

Il Messaggero (G.Lengua) – Quando José Mourinho parla dei tifosi della Roma trasuda amore. E se bastasse solo questo a trattenerlo, resterebbe nella Capitale a vita. Ma purtroppo la realtà spesso è cinica e raramente lascia spazio ai sentimenti: “Lo sport di alto rendimento è crudele. L’obiettivo per nol professionisti è vincere, per i proprietari l’aspetto economico” spiega José. Risultati e denaro sono alla base di tutto, aspetto che nulla a che vedere con i valori dello sport di cui il tecnico ha parlato presso la Pontificia Università Gregoriana in occasione di un dialogo sul tema “Dalla fine del mondo” con il Prefetto del Dicastero per la Cultura e I’Educazione Cardinale José Tolentino de Mendonça a cui ha presa parte anche il Ministro dello Sport Andrea Abodi.

Mourinho ha davanti a sé una platea composta principalmente da studenti a cui ha raccontato il suo passato da maestro di scienze motorie e i valori dello sport. Durante la chiacchierata ha scelto di rispondere a domande sulla Roma o sul suo futuro, ancora in bilico nonostante un contratto fino al 2024. Ma quando un bambino silza in piedi e lo ringrazia per tutto quello che ha fatto per i romanisti, lui non riesce a trattenersi: “Ci sono club che non hanno mai vinto, ma sono grandi dal punto di vista sociale, affettivo e nel senso di appartenenza. Lo stesso che puo esserdi anche in un piocolo viliaggio di quarta d quinta divisione in cui i bambini prendono la maglia del club della loro squadra che perde sempre, ma è il loro club. La Roma ha questa bellezza, ed è ancora più bello perché siamo in una città dove la comunicazione locale divide o cerca di dividere. E per questo i romanisti sono ancora più speciali, Non dovete ringraziarmi, ma io ringrazio voi per quello che mi avete dato“.

Mourinho è consapevole che la Roma per i tifosi è qualcosa di più di una squadra di calcio: “Dal punto di vista sociale la gente ha bisogno di un riferimento, che non sono io ma è il club. In questo caso il nostro club. Questa empatia, senso di appartenenza e un po’ come nelle famiglie. Se c’è qualcosa da festeggiare siamo molto felici, se c’è qualcosa per cui piangere lo facciamo insieme. La vita è più importante del calcio, le nostre famiglie sono più importanti di quella calcistica”, ma la Roma in questi ultimi anni è riuscita a fare questo per la gente“. È evidente, però, che per Mourinho la vittoria e la crescita dei propri calciatori sono sempre al primo posto: “Il vero fallimento è avere delle capacità innate e non riuscire e svilupparle, arrivando poi a un momento in cui dici “potevo, ma non ci sono riuscito“.

Ad accompagnare José c’era Nuno Santos (preparatore dei portieri), suo fedelissimo collaboratore con cui condivide anche la vita fuori dal centro sportivo. Capita spesso che insieme visitino il Vaticano con la speranza di incontrare Papa Francesco: “Lui è uno di noi. Quando passeggio la sera a piazza San Pietro spero che lui si affacci dalla tinestra e ci saluti. Non I’ho mai conosciuto di persona, ma se un giorno lo conoscerò la mia reazione sarà  di dargli un abbraccio. Non riesco a vederlo come Sua Santità come lo perchè lo sento così vicino e normale, che è uno di noi”.

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