Chi sbaglia paga… e i cocci sono i suoi. Lo aveva detto alla vigilia Luis Enrique che sarebbe servita la partita perfetta per battere questo Milan. Ma prendere il gol della sconfitta a San Siro, contro la capolista, a cinque minuti dal termine per l’unico errore difensivo della serata di Kjaer, ha il sapore della beffa. Soprattutto dopo aver sofferto in avvio (ma Totti e De Rossi dove erano?), essere andati in vantaggio, sbagliato clamorosamente il colpo del ko e subìto poi la rimonta grazie a un rigore «viziato». Ora, senza voler gettare la croce addosso a nessuno, sarà pure vero come dice Sabatini che gli errori di Kjaer si vedono di più perché sono «biondi e alti un metro e novanta», però quello clamoroso che ha steso la Roma ieri, è l’ennesimo di una lunga serie: e tutti maledettamente decisivi. Ma è altrettanto vero che se Totti avesse chiuso il discorso, quando ne ha avuto l’occasione, ora si parlava di altro.

La sintesi è una buona Roma che torna a testa alta da San Siro e che vede cambiare solo parzialmente le sue prospettive in chiave Europa: i punti non dovevano certo arrivare da questa sfida, ma sarà importante capire come Luis Enrique &Co. riusciranno a metabolizzare questa sconfitta che, per certi versi, può far bene alla Roma. Nota di merito per l’allenatore che ha avuto coraggio (forse anche troppo), ha cambiato in corsa la Roma (probabilmente questo Totti poteva uscire anche prima…) e a un certo punto ha giocato contro il Milan con quattro punte: alla faccia dei «minestrari». La Roma continua a crescere, ma è ancora poco squadra: dimostrazione sono i continui cali di concentrazione deleteri per giocare a questi livelli. Ora, testa a parte, anche in questo senso per il futuro bisognerà fare una vera e propria selezione: basta con i «mezzi giocatori».

Il Tempo – Tiziano Carmellini