
La Gazzetta dello Sport (A.Bocci) – Luciano Spalletti è nato il 7 marzo, come Alessandro Manzoni. A differenza del Grande Milanese non dovrà sciacquare i panni in Arno arrivando all’Inter, perché l’Arno è casa sua. Arriva semmai a Milano dopo aver lavato i panni nel Tevere, visto che con la Roma ha vinto due Coppe Italia e una Supercoppa contro l’Inter di Mancini. Con Mourinho ha tentato di duellare, poi se n’è andato in Russia a vincere, a San Pietroburgo, lungo la Neva. Ma la nostalgia per l’Italia era troppo forte.
TOSCANA FELIX – Luciano Spalletti è un uomo lucido, a volte nervoso e un po’ permaloso. Conosce l’arte della dialettica e sa mettersi di tre quarti in video quando serve. Con i trequartisti invece qualche volta ha avuto dei problemi, ma ha saputo come risolverli. Arriva dalla provincia e da una lunga gavetta, cosa che lo accomuna al tecnico della Juve Allegri, ed è stato più fortunato di lui all’inizio: Allegri ha smesso da giocatore e cominciato da allenatore con l’Aglianese, Spalletti con l’Empoli, e non è la stessa cosa. Con l’Empoli è stato amore, fuoco e fiamme: promozione in Serie B, poi in Serie A. A Empoli Spalletti ha fatto la storia del club, poi si è spostato sul mare. Alti e bassi a Genova con la Sampdoria, poi al Venezia di Zamparini che lo esonera e lo richiama un paio di volte, quindi Udinese e Ancona. Quando torna a Udine, Spalletti fa ancora qualcosa di unico, portando la squadra per la prima volta ai preliminari di Champions League. Ma l’uomo non è semplice: costruisce, discute, crea e brucia. Lascia Udine per Roma, la grande avventura. E’ il 2005, l’alba di un nuovo mondo del calcio. Pochi mesi più tardi, estate 2006, Calciopoli sconvolge le gerarchie.
DUELLI – Grande sfida, grande bellezza: la Roma di Spalletti travolge con il suo calcio contemporaneo, non riesce a scalzare Mancini in campionato ma fa innamorare molti. Liberate da Juve e Milan, una mandata in fuorigioco dalla scandalo, l’altra distratta come sempre dall’Europa, l’Inter e la Roma diventano protagoniste, Mancini e Spalletti i tecnici top: vince quasi sempre Mancini, però Spalletti lo mette in difficoltà diventando l’unico antagonista. La sua Roma vince in coppa, perde un campionato a pochi minuti dalla fine, scintilla in Europa. E’ una squadra cicala: raccoglie poco, ma affascina. Spalletti però è un uomo inquieto e quando capisce che difficilmente la Roma sarà pronta a fare l’ultimo step lascia: è la fine del 2009, l’esperienza in Russia è alle porte.
LUNGO LA NEVA – Caviale e milioni però non sono sufficienti: Spalletti si scontra con una cultura del lavoro che non è la sua, vince, ma non riesce a saltare il muro in Europa neppure con il ricco Zenit: non va oltre gli ottavi di Champions. Si scontra con l’opposizione strisciante del nucleo di giocatori potenti anche nella nazionale russa. A San Pietroburgo nasce la figlia Matilde, terzogenita dopo Samuele e Federico. Spalletti vince campionato e coppe, ma non c’è successo che tenga quando la nostalgia ti presenta il conto. E una sera, cinque anni e pochi mesi più tardi, Spalletti accetta di tornare a Roma. Luogo adorato, club con il quale il rapporto è stretto anche se non sempre facile.
ODIO E AMORE – Nella sua prima Roma c’è un certo tocco di Spalletti: più giovane, deciso a giocar bene, a stupire, a divertire. Nella seconda Roma c’è lo Spalletti maturo: bel calcio ma anche equilibrio, e pugno di ferro quando serve. Allegri ha qualche problema con Bonucci e altri giocatori, Spalletti ne ha molti di più con Totti, una divinità. Reagisce alle dichiarazioni di Ilary Blasi con ironia. «E’ un piccolo uomo», dice lei in un’intervista alla Gazzetta. Lui qualche giorno dopo si presenta con un disco di Mia Martini da regalarle. «Piccolo uomo», appunto. Ma non ci sono solo le schermaglie con Totti o, meglio, con l’ambiente intorno a Totti a punteggiare l’ultimo anno romano. C’è un rendimento ottimo, e Spalletti capisce che forse per fare l’ultimo step dovrà cambiare ancora, scegliere una città senza acqua che scorre, e non dovrebbe essere una grande fatica ripensando ai giorni belli di Udine. L’Inter per lui non è un salto nel buio, tantomeno nell’acqua che non c’è più.
