Tra le prime telefonate che sono giunte ieri in Giappone a Daniele De Rossi c’è stata la sua, quella di Francesco Totti. Poche parole, che hanno sintetizzato lo sconcerto di un tandem che in 18 anni di convivenza nello spogliatoio ha avuto inevitabili frizioni, che però non hanno intaccato il loro affetto di fondo. «Hanno giocato sporco», ha detto Francesco a Daniele – che nega tutto –, sapendo che alcune «verità» si colorano a seconda del contesto in cui vengono raccontate. E così entrambi concordano su due dati di fondo che non sono sfuggiti a nessuno di coloro che seguono la Roma. 1) È noto che Totti da due anni chieda di avere un vero potere decisionale, ma finora è rimasto soprattutto a guardare. 2) Alla luce della ricostruzione di «Repubblica» De Rossi apparirebbe come un personaggio che ha condizionato in negativo la stagione della Roma, che alla fine ha perso circa sessanta milioni per il mancato accesso alla Champions. E come si tiene questa considerazione – sulla carta evidente alla proprietà – col fatto che solo un paio di settimane fa, oltre ad offrirgli un nuovo contratto a gettone – gli hanno proposto di diventare vice ceo del club? Inspiegabile dare un ruolo a uno così «pericoloso». Lo riporta La Gazzetta dello Sport.