La resa dei conti in casa Roma, via Strootman e chi ha deluso. Un caos iniziato con De Rossi

La Repubblica (M.Pinci) – A questo punto, qualcuno pagherà. La sconfitta con l’Atalanta dalla Roma e dai suoi vertici è stata vissuta come un trauma. Anche ieri, tra i dirigenti spettatori della sconfitta della Primavera a San Siro nella Supercoppa contro l’Inter, la parola più inflazionata era una: “dubbi”. Ne hanno una marea, a Trigoria. Più che per il risultato in sé, per l’approccio della squadra. Dopo una settimana di richiami alla professionalità, all’impegno e all’appartenenza, nessuno s’aspettava una gara come quella: sciatta, senza nerbo. E mai come stavolta, il trio dirigenziale, Baldissoni, Gandini e Monchi ha identificato nei giocatori i responsabili. Encefalogramma piatto, nessuna reazione nemmeno istintiva. La «crisi», così l’ha definita il ds spagnolo, verrà analizzata in queste ore in un vertice a Londra con il presidente Pallotta, in Europa per seguire le gare del tour inglese dell’Nba, con i suoi Boston Celtics impegnati giovedì contro Philadelphia. Soldi per il mercato non ce ne sono, ma la priorità individuata dai dirigenti è altra: vendere. Dopo l’illusione iniziale, il crollo del rendimento ha fatto sorgere la convinzione di aver sopravvalutato alcuni elementi della rosa. Fare delle scelte è indispensabile e «al momento» non riguardano il tecnico Di Francesco.

Partirà chi non ha reso, ma ancora di più chi ha mercato, può garantire fondi da reinvestire e a Roma fatica a rendersi utile. E tutto porta al nome di Kevin Strootman. Tra i peggiori contro l’Atalanta al punto di dire «non ho mai giocato così male» . Un rapporto complicato con l’allenatore per un ruolo che non è il suo, può andar via subito: agenti sondano il mercato inglese. Pellegrini ha offerte importanti, anche dall’Italia, e una clausola per l’estate: la Roma non vuol cederlo, servirebbero 35 milioni. Nainggolan piace in Cina: non ci andrà. Sub judice Peres, Gonalons, Under, Gerson, Emerson. La stagione romanista ha iniziato a precipitare alle 16.25 del 26 novembre: quando una sberla di De Rossi a Lapadula regalava il pari al Genoa e interrompeva la striscia di 5 vittorie di fila della Roma. Che da quel giorno ha vinto solo 2 volte (una col Cagliari in circostanze sospette al 95’), con altrettanti pareggi e sconfitte, uscendo pure dalla Coppa Italia.

Raccontano che dopo quel giorno qualcosa sia cambiato tra i calciatori: che qualcuno abbia vissuto male quei punti persi e l’abbia fatto notare. C’è stata poi l’esibizione pubblica di Nainggolan a capodanno: la sua esclusione dalla partita con l’Atalanta, è parsa a tanti il detonatore capace di innescare quel crollo. Eppure il giorno prima, nello spogliatoio, nessuno aveva mostrato di non essere d’accordo (anzi), nemmeno Nainggolan. Che poco dopo il fischio finale di Guida sabato all’Olimpico, era su un volo per le Maldive. E come lui pure De Rossi, Florenzi e tanti altri. Fuga lampo dai guai: in campo, è da tempo che non corrono più così.

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