Il Tornatora

La prima di Messi con chi lo ha visto solo alla Playstation

di Redazione

La Repubblica (E.Currò) – Dopodomani, per la prima volta, l’Italia sfiderà Messi. L’inedito è un surrogato del Mondiale mancato e la distanza mediatica con l’Argentina, che in Russia andrà con tutti gli onori dovuti al concittadino alla lontana di Giacomo Leopardi, si misura dalla famosa siepe di Coverciano. La quale, per dirla col poeta dell’Infinito, invano escluse il guardo agli allenamenti segreti della Nazionale di Ventura: la cortina era completata dai teloni e da poco carducciani cipressi alti e stretti, piantati all’uopo e spariti insieme al ct eliminato. Ieri pomeriggio, mentre gli azzurri preparavano in un’atmosfera contrita e dimessa il duello col poeta del pallone – pronipote di Angelo Messi da Recanati, emigrato a Rosario nel 1893 anno di fondazione del Genoa e del calcio italiano – lui entrava trionfalmente alla Manchester City Academy, abbigliato col collo di pelliccia contro la temperatura sottozero e accolto sulla soglia dal ct Sampaoli.

Stamattina lo attendono frotte di giornalisti. Tutti gli aggiungono l’ovvia vocale. Il Messia, in licenza per accudire il terzogenito Ciro, è sbarcato con volo privato da Barcellona e si è diretto al laboratorio catalano del suo mentore Pep Guardiola, profeta in Inghilterra. Una scena ancora più ghiotta è prevista sabato, nel ritiro alla Ciudad Deportiva per l’altra amichevole con la Spagna: il simbolo del Barça nella casa del Real. Ma alla nobile Pulce, in buoni rapporti con Cristiano Ronaldo, verrà perdonato il sacrilegio. Di sacrilego c’è semmai, oltreoceano, il dubbio sul potere taumaturgico in maglia albiceleste del trentunenne fuoriclasse, finora vincitore soltanto di un’Olimpiade: gli viene chiesta la coppa del mondo, come a Maradona e a Pelé. Le premesse moltiplicano le difficoltà per la Nazionale, declassata a sparring partner. Sampaoli, sfoggiando i tatuaggi rockettari a tutto braccio, promette musica indemoniata: la partita è la penultima prova generale prima del ritiro premondiale di maggio, fissato in ossequio al Messia alla Ciutat Esportiva del Barcellona. Ogni allenamento  è utile per conquistare gli otto posti in bilico: concorrono anche il romanista Perotti, il futuro interista Martinez e lo juventino Dybala, escluso però da questa convocazione come Icardi. L’altro juventino Higuain sarà innescato dal genio, del quale si prevede la graduale conversione all’assist: nella prossima stagione al Barça delegherà più di prima il compito di segnare a Suarez e all’acquisto estivo Griezmann. Ma si tratta di sfumature, per chi ha da poco festeggiato il 600° gol.

Né c’è da sperare che Messi sia meno spietato del solito per via delle origini italiane in linea paterna – ma anche materna e della moglie Antonella, di ascendenze calabresi – o delle periodiche visite al dietologo personale friulano, Giuliano Poser di Sacile. O della simpatia per Napoli e per il Napoli di Maradona (non inganni il nome napoletano del terzo figlio, omaggio a un amico cantante argentino, così soprannominato perché a scuola imparava soltanto la lezione sul re di Persia Ciro). O della passione per la milanese alla napoletana, nel senso della cotoletta con la pummarola. O del ricordo di quando ragazzino poteva finire al Como di Preziosi e di quella volta che lo voleva l’Inter di Moratti. Gli azzurri non l’hanno mai incrociato, ma i club italiani nelle coppe sì, e sono stati spesso dolori. La Roma, sua prossima avversaria in Champions, analizzerà le contromosse di Di Biagio. Il ct, oltre la siepe di Coverciano, ignora gli attacchi di Mino Raiola e di Claudio Gentile ( « Ha fallito in U21, non merita di fare il ct » ), e promette coraggio per l’amichevole nello stadio del City, che a un certo punto stava per essere dirottata a Skopje. L’Italia vorrebbe sfoggiare il massimo del palleggio possibile, con Verratti e Jorginho (in ballottaggio con Gagliardini) nel 4-3-3, Insigne e Candreva o Chiesa ai lati di Immobile o Belotti, forse Ogbonna centrale difensivo con Bonucci. L’ultima vittoria con l’Argentina risale al 10 giugno 1987 a Zurigo, 3-1, gol di Maradona. Due settimane dopo, a Rosario, sarebbe nato Lionel Andrés Messi