Corriere della Sera (E.Andreis – P.Lio) – Il Milan gioca su due tavoli paralleli, e non lo nasconde. Vuole mani libere per decidere quale sarà la sua «casa» del futuro. Senza subire i tempi dettati da altri. La scelta non è semplice. Perché c’è la mozione degli affetti (e dei conti attuali del club) che lega la società al Meazza. In via Aldo Rossi sono però consapevoli che la strada del calcio moderno passa da impianti di proprietà. Così prende tempo, come ha fatto ancora lunedì al vertice con l’amministrazione comunale e l’Inter. San Siro resta la prima scelta nell’immediato. Ma per il futuro l’ipotesi addio resta sul tavolo.

L’idea di costruirsi un proprio stadio non è mai tramontata, anche dopo il pasticcio del Portello. Al Comune i vertici rossoneri lo hanno detto e ribadito, pur bocciando sonoramente le aree nel quadrante a sud-est della città proposte da Palazzo Marino. Santa Giulia, Rogoredo e Porto di Mare non convincono per niente. I rossoneri proseguono allora nella loro ricerca che avrebbe portato a cerchiare sulla mappa quattro punti. E in particolare, le zone a nord vicine alla Bovisa e alla Goccia, e a est quella dell’Ortomercato, quest’ultima in prospettiva meglio collegata, comunque entrambe da approfondire.

Il dossier è avviato. E, lentamente, procede. La società si è affidata a un advisor: sarà l’immobiliarista romano Luca Parnasi a gestire il capitolo stadio. I contatti si sono fatti concreti alla fine di novembre: Parnasi è entrato in punta di piedi nelle trattative e ha finito per conquistare il mandato generale per la ricerca dell’area e lo studio di fattibilità del progetto. L’imprenditore, 40 anni, reduce dalla pesantissima ristrutturazione del gruppo di famiglia (con Unicredit che sta gestendo la liquidazione), è proprietario dei terreni su cui sorgerà il nuovo stadio della Roma ed è in pista per costruire l’impianto con la sua società Eurnova. Ora punta dritto al mercato milanese. Prova a entrare presentandosi non più come costruttore puro ma come coordinatore di una più ampia operazione di rigenerazione urbana. Sulla scelta definitiva peseranno tanti fattori che Parnasi ha già sperimentato per Tor di Valle a Roma: densità di abitanti (e tifosi, ovviamente), facilità d’accesso, infrastrutture e soprattutto dimensioni ampie. L’obiettivo è individuare un’area da destinare non solo all’impianto sportivo ma anche a servizi e sviluppo immobiliare. Proprio come nel progetto della Capitale. Dove possiede oltre cento ettari di terreno: su circa un terzo sorgerà lo stadio dei giallorossi, 300 milioni di euro di valore (tecnicamente Parnasi cederà quella porzione al club, che poi affiderà in appalto la costruzione a una società). Sul resto sorgeranno opere di interesse pubblico (250 milioni, metà a carico della Roma, metà a carico di Parnasi) e il «business park» disegnato da Daniel Libeskind e Carlo Ratti (650 milioni). A Roma l’imprenditore ha pronti gli esecutivi del progetto e sta aspettando il via libera del Comune, frenato da intoppi politico-burocratici. Nel frattempo a Milano, Parnasi si sta preparando, tessendo rapporti con studi legali, di architettura e design locali.

Per quanto riguarda lo stadio del Milan (ammesso che si trovino le risorse), il modello cui si guarda è quello dello Juventus Stadium: una «bomboniera» da poco più di 40 mila posti, grande quindi la metà della struttura milanese, occupato da una sola squadra una domenica su due, eppure capace comunque di generare più ricavi del maestoso Meazza. I rendering sono in fase di preparazione. Intanto, l’Inter ha concesso ai rivali cittadini di dare un nuovo sguardo al progetto di ristrutturazione di San Siro. Una manciata di slide per abbozzarne il futuro: capienza ridotta da 80 mila a 60 mila posti, aree hospitality al terzo anello, due «fan zone» distinte e pareti digitali in grado di cambiare «maglia» a seconda di chi gioca in casa. Con un obiettivo ambizioso: il raddoppio dei ricavi. Controindicazioni? Ci sarà ancora da gestire la convivenza tra cugini.