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Il Tempo (Nati il 7 giugno) – Otto giorni molto inconsueti quelli del dopo derby. Dopo aver ascoltato le frasi rivolte contro Rudiger, attendevamo un subitaneo deferimento per la violazione dell’articolo 11 del Codice di Giustizia Sportiva nei confronti del responsabile. Invece è arrivata, su proposta del Procuratore Federale ed interpretazione fantasiosa del Giudice Sportivo, una incomprensibile squalifica di Strootman. Per fortuna, grazie all’operato del nostro direttore generale, gli organi d’appello sono riusciti a ridare un minimo di credibilità ad una c.d. giustizia domestica che non perde occasione per esporsi a critiche anche serrate. Il merito maggiore di Baldissoni è stato quello di sottolineare, ancora una volta, che non accetterà mai di piegare la schiena e di genuflettersi, né davanti ai potenti federali, né davanti ai potenti della comunicazione. In maniera inconsapevole, quel dirigente nato in Lombardia che ha peregrinato in molte squadre del Nord Italia, gli ha reso un grande omaggio. Con le sue frasi inopportune, ha certificato come il nostro dirigente sia un autentico tifoso.

L’ennesima ingiustizia subita ha avuto il merito di ricompattare una parte della tifoseria, tanto che l’Olimpico, in occasione della gara col Milan, non è apparso desolatamente vuoto. «Piagnella», invece, non è riuscito ad evitare le solite lamentele che hanno contraddistinto tutta la sua carriera. Eccezion fatta per l’occasione del calcio di rigore, il suo Milan non ha prodotto nulla e nel secondo tempo ha subito la manifesta superiorità della squadra di Spalletti, dal quale ha ancora moltissimo da apprendere. Però, resterà sempre nei nostri cuori, perché lo ricorderemo per la serata del 10 marzo 2002, quando costrinse l’unico capitano degno di questo ruolo di quegli altri, ad alzare bandiera bianca alla fine del primo tempo. Quanto all’altro simpatico allenatore della squadra di un comune limitrofo, le sue reazioni, a tanti giorni di distanza, certificano che si era illuso e ha rosicato. Ci dà una grande gioia.