Il Tornatora

El Shaarawy: “Stagione della maturità? Non mi sbilancio perché nel calcio le cose cambiano. A Zaniolo do consigli extra-campo” – VIDEO

di Redazione

Stephan El Shaarawy, attaccante della Roma, ha parlato ai microfoni di Dazn in vista del match contro il Frosinone. Queste le sue parole:

“Ho sempre ritenuto cruciale ogni anno della mia carriera. Ogni anno ti devi confermare e dare una svolta. La mia carriera è sempre stata un po’ così, il problema è sempre stato la continuità. Questa stagione è comunque una stagione importante. Il mio obiettivo è riprendermi la nazionale

Nel girone d’andata però ha trovato continuità.
“Il mio obiettivo era ritrovare continuità e penso di averla ritrovata, sia dal punto di vista realizzativo che da quello delle prestazioni”.

E’ l’anno della maturità per lei?
“Guarda, non mi sbilancio perché nella mia carriera è sempre stato così: esaltazione all’inizio e poi alti e bassi. Mi concentro sul presente, ho sempre pensato che nel calcio le cose cambiano in fretta. L’importante è avere equilibrio e proseguire sulla propria strada. Ho sempre preteso tanto da me stesso, mi mettevo pressione da solo e ci ho sempre convissuto. Ho sempre cercato di lavorare in maniera seria, per me e per la Roma”.

Ci spiega la sua esultanza?
“E’ dedicata al mio migliore amico, che è andato a giocare e studiare negli USA. Mi aveva chiesto questa esultanza, per quando non avrebbe potuto vedermi giocare, gliel’ho promessa”.

Zaniolo e la sua crescita esponenziale, cosa che lei ha già vissuto ai tempi del Milan?
“Sei catapultato in un altro mondo, hai gli occhi addosso di tutto il mondo. E’ importante gestire un po’ tutto e trovare l’equilibrio giusto, non esaltarsi troppo e lavorare su te stesso, specie sulla testa, perché le gambe in questo periodo vanno da sole, fisicamente ti senti un animale… Gli ho dato qualche consiglio extracalcistico. Cambia anche la considerazione che la gente ha di te, si aspetta tanto da te e devi essere bravo a gestire queste dinamiche. Io punto sempre sull’umiltà: restare con i piedi per terra e non esaltarsi troppo. Come ho già detto nel calcio funziona così, un giorno sei un campione e un altro ritorni nel baratro… Serve un certo equilibrio” .

In una passata intervista con Lorenzo Pellegrini aveva detto scherzando che da lui avrebbe preso 4 anni in più di carriera: per fare cosa?
“Per rifare qualcosa in maniera diversa o semplicemente per vivere meglio il calcio. Il calcio è sempre stata la mia vita, lo è tuttora. Fino a 20 anni mi faceva piacere festeggiare i compleanni, adesso un po’ meno, anche se ho solo 26 anni, non sono un vecchio (ride, ndr). Prendo come esempio Kolarov, che è un professionista, uno di quelli che in palestra arriva sempre per primo. Così come De Rossi: due punti di riferimento, da cui prendere cose positive dal punto di vista del lavoro”.

Che idea si è fatto sulle polemiche per la vittoria a Sanremo di Mahmood, che come lei è di origini egiziane?
“Posso dire per esperienza personale che non ho mai sofferto questa cosa. Sono italiano a tutti gli effetti, sono nato e cresciuto in Italia e ho sempre fatto parte della Nazionale dall’Under 16 in poi. Non deve essere un problema per nessuno, parlo a livello generale. Dovrebbe essere la normalità”.

Hai qualche gesto scaramantico prima delle partite?
“Vivo la giornata indipendentemente dalla partita che c’è in maniera naturale, così come lo faccio durante la settimana. A volte riesco a dormire e mi viene sonno, a volte guardo qualcosa sul cellulare. C’è la riunione tecnica e poi si parte per lo stadio: ascolto musica, mi guardo qualche video su Youtube, non dei miei gol però. Ogni giocatore ha i suoi riti, io ne ho tantissimi, devo dirlo: faccio tante cose mie, anche durante la giornata”.

Una tua mania ce la dici?
“Non posso, sono scaramantico da morire. Ascolto sempre una mia canzone “Can’t hold us”, la mia preferita di Macklemore. Poi arrivo negli spogliatoi, ci carichiamo tra compagni fino ad arrivare all’urlo che facciamo negli spogliatoi per stimolarci a vicenda. Cerco di pensare positivo, punto sempre a quello prima delle partite: penso a cosa posso fare per andare a far male agli avversari”.

Il tuo primo derby?
“Ero carico, era Lazio-Roma ma sbloccarlo e fare il gol dell’1-0 ed essere sommerso dai compagni e dall’urlo della Sud è stato molto bello. Nel tunnel ci guardiamo sempre tra compagni, ci carichiamo, ci diciamo le ultime cose. Lì si fa sempre più sentire l’adrenalina e la carica. I secondi prima del fischio d’inizio faccio gli stessi esercizi di stretching e aspetto che cominci la partita per spaccare tutto”.