Corriere dello Sport (M.Filacchione) – Si è allenato a fari spenti, da solo, ai margini del bailamme tipicamente estivo fatto di test, esperimenti e formazioni più o meno probabili. La stagione di Stephan El Shaarawy è cominciata così, anzi non è cominciata affatto. Reduce dagli impegni azzurri del giugno scorso, ha saltato la prima fase del ritiro giallorosso a Pinzolo, così come gli altri nazionali. Si è aggregato per la tournée statunitense, uscendo però subito dai radar per una lombalgia. In Spagna non è nemmeno andato, a differenza dell’altro infortunato Karsdorp, che Di Francesco ha voluto tenere vicino alla squadra per favorire un ambientamento più veloce.

IL RITORNO – La quarantena del Faraone sta comunque per finire: domani, alla ripresa degli allenamenti dopo il ritorno della squadra dalla Spagna, rientrerà in gruppo, per la prima volta in questa stagione. Quasi impossibile che sia a disposizione per il debutto in campionato, domenica prossima a Bergamo. Più probabile la convocazione per la settimana successiva, quando all’Olimpico scenderà l’Inter di Spalletti, il tecnico che lo ha rilanciato dopo i tormenti dell’ultimo periodo milanista e la deludente parentesi al Monaco. Fiducia ripagata, specie nel finale della stagione scorsa, quando El Shaarawy, con quattro reti nelle ultime quattro giornate, ha reso più saldo il secondo posto, ritrovando anche la maglia azzurra in occasione dell’amichevole con l’Uruguay.

IL POSTO – Ora però si tratta di recuperare il tempo perduto: Di Francesco per il ruolo di esterno sinistro ha puntato con decisione su Perotti, uno degli intoccabili nei primi test stagionali. Meno blindato il versante destro, in attesa di lumi su Mahrez, anche se sull’argomento si espresse proprio Spalletti nel dicembre scorso, dopo Juve-Roma, motivando così l’imprevedibile ricorso allo spaesato Gerson. «El Shaarawy a destra non si sente nelle condizioni di esprimersi al massimo». Sinistra o destra, c’è da lottare per un posto. El Shaarawy, nel suo periodo giallorosso, lo ha sempre fatto spendendo più impegno che parole. La strada giusta per convincere Di Francesco.