Stadio di proprietà? Lavori in corso. DiBenedetto prende appunti. Altri appunti. Dopo avere studiato l’Emirates Stadium dell’Arsenal e Stamford Bridge del Chelsea, martedì il presidente ha visitato lo Juventus Stadium assieme al consigliere di amministrazione Mauro Baldissoni e al responsabile della biglietteria giallorossa, Carlo Feliziani. Mr Tom ha chiesto informazioni praticamente su tutto. Come “guida” nel tour aveva il responsabile dell’impianto bianconero. Il presidente ha visitato gli Sky Box, salottini unici ed esclusivi progettati per coloro che vogliono vivere l’evento con il massimo della comodità e della riservatezza, l’area Hospitality, i ristoranti, gli spalti, gli spogliatoi, il campo e… in pratica tutto lo stadio. Durante il tour si è dimostrato molto competente in materia, facendo spesso dei confronti con gli impianti americani. Ha domandato quale capienza abbiano i parcheggi, ha voluto saperne di più sullo Juve Store presente all’interno dell’impianto, si è documentato sulla fruibilità dell’impianto durante la settimana e persino su quanti pasti può distribuire il ristorante.

Lo Juventus Stadium, escluso l’Olimpico, è stato il primo e, ad oggi, l’unico stadio italiano che il presidente giallorosso abbia visitato a fondo. Questo perché gli altri stadi in cui DiBenedetto è stato, per esempio il Franchi di Firenze o il Tardini di Parma, non è che siano proprio degli impianti ultra moderni in cui il tifoso possa vivere «l’esperienza-stadio», come dice Pallotta, nel miglior modo possibile. Invece all’estero è pieno di questi stadi specialmente in Inghilterra dove DiBenedetto ha visitato alcune strutture. Qualche mese fa, in occasione del meeting “Leaders in Football” a Londra, il presidente giallorosso visitò lo Stamford Bridge e l’Emirates Stadium, quest’ultimo assieme all’architetto che lo ha progettato. Fu in quella occasione che DiBenedetto disse: «Per il nuovo impianto ci siamo dati da 3 a 5 anni sperando che Roma possa ospitare i Giochi olimpici del 2020. Noi puntiamo a uno stadio per il calcio, che abbia i tifosi vicini al campo in modo tale che possano trasferire la propria energia alla squadra». Energia che già ora, in uno stadio non proprio per il calcio, riescono a trasferire. Figuriamoci in uno stadio fatto apposta.

La società giallorossa ci sta lavorando. L’advisor incaricato dai dirigenti giallorossi di effettuare tutti gli studi di settore, e quindi di individuare l’area idonea alla edificazione dell’impianto, potrebbe concludere a breve la propria analisi. La Roma, quindi, prosegue dritta sulla sua strada. Ben venga la legge sugli stadi, che però non è ancora un disegno all’esame della Camera (ma quando sarà esaminato, visto che la Commissione Cultura lo ha già licenziato?), ma a Trigoria ormai ci fanno poco conto. Con o senza la legge, la Roma costruirà il suo impianto. I rapporti con le istituzioni locali sono buoni, la società sa già di poter contare su una corsia preferenziale, quando si passerà alla fase della progettazione. Nel frattempo, come ha spiegato Pallotta poco più di un mese fa, si punta sull’Olimpico, «cominciando a renderlo più accogliente per le famiglie». Proprio in questa direzione va l’iniziativa della Roma che a mezzogiorno di domenica, nel parco del Foro Italico, inaugurerà con il presidente DiBenedetto il “Solo Cuore Village”: il villaggio d’intrattenimento pensato per le famiglie, i bambini, le scuole, i tifosi che si dirigono allo stadio ma anche per i semplici visitatori. Proprio il presidente giallorosso è uno dei più attivi sulla questione stadio. Eppure, qualcuno l’aveva fatto mediaticamente fuori. Si era sbagliato.
Il Romanista – Anton Filippo Ferrari