Corriere dello Sport (F.Zara) – Roma è stata per Mattia Destro un’occasione mancata, un piedistallo che gli è scivolato da sotto il piede, forse un rimpianto, di sicuro un passato che non tornerà. Se è vero che, quando ci voltiamo per rivedere la nostra vita – tra le tante cose – il nostro sguardo si ferma sempre su un viso, un pomeriggio, un’idea che avevamo di noi; beh, quello che Destro vede è sempre Roma. Due anni e mezzo in giallorosso, prima dell’addio, per provare – e fallire – nei cinque mesi di Milan. Lo volle Sabatini, l’operazione fu complessa, il Genoa comprò metà cartellino dal Siena, nell’affare entrarono anche un paio di prestiti, alla fine la Roma sborsò una cifra attorno ai dodici milioni. All’epoca Destro – reduce dall’ottima stagione di Siena con 12 reti – aveva ventuno anni, erano i giorni in cui debuttava in nazionale, sembrava il miglior attaccante di una generazione di passaggio tra l’Europeo 2012 (da cui venne escluso, con relativa tensione col ct Prandelli) e un nuovo inizio (di cui fece parte solo per qualche mese).

ILLUSIONI E RIMPIANTI – Zeman ci puntò, ma al primo anno Destro si infortunò al ginocchio e ci furono momenti di tensione con lo staff medico per un recupero che si inceppò più volte (dice niente? Pure a Bologna la storia si è ripetuta), segnò sei gol. L’anno dopo, con Garcia, da dicembre 2013 ad aprile 2014 condensò tutto il meglio del suo repertorio, segnò a ripetizione (13 gol) prima di una maxi-squalifica per una manata ad Astori, in un Cagliari-Roma che lo vide realizzare una tripletta. Si può tranquillamente affermare che la sua storia con la Roma finì lì: nella mezza stagione successiva, i primi segni di insofferenza, il bisogno di giocare titolare, l’urgenza di cambiare aria. Milan, dunque. E poi Bologna. Per circa dieci milioni. Più un bonus di due milioni e mezzo, che il Bologna dovrà girare alla Roma nel caso in cui – nei primi tre anni rossoblù – Mattia segni almeno trenta gol. Per ora siamo a quattordici in due stagioni (meno le otto partite che mancano alla fine). Un po’ in ritardo sulla tabella di marcia, ma l’obiettivo non è irraggiungibile e – soprattutto – conferma quanto il Bologna avesse sperato di pescare un attaccante da doppia cifra. Così non è stato. Non fino ad ora.

IL MOMENTO PIU’ ALTO – La Roma domenica arriva al Dall’Ara e l’anno scorso Destro visse la sua giornata speciale. Segnò il gol del pareggio, in un campo che somigliava ad una grande pozzanghera, lo segnò su rigore, a una manciata di minuti dalla fine. E poi sfogò tutta la sua rabbia con una esultanza stile Tarzan, correndo senza maglietta sotto la curva Bulgarelli, incitando più volte una tifoseria che si illudeva – in quel momento di adrenalina pura – di aver trovato il suo principe. Fu quello il secondo gol in campionato, ma alla fine, oltre ai complimenti, si beccò pure la bacchettata (sempre così Donadoni con Mattia: bastone e carota), perché l’ammonizione dopo l’esultanza (era diffidato) gli sarebbe costata la squalifica. Quella sera – dal punto di vista sentimentale – l’incrocio emotivo tra Destro e il popolo rossoblù toccò il suo punto più alto. Quella resta la sua unica sfida vera al passato, perché quell’anno – al ritorno – Destro era in infermeria (frattura al dito) e quest’anno – nella gara d’andata all’Olimpico – Mattia era reduce da un altro infortunio, stavolta di natura muscolare (entrò ad inizio ripresa).

INIZIO STORTO – Il 2017 di Destro si è adagiato sulla mediocrità, interrotta soltanto da due gol, peraltro pesantissimi, contro Cagliari e Sassuolo (4 punti in cascina per il Bologna), due spari nel buio di una stagione al di sotto delle aspettative. Al Dall’Ara Mattia non segna dal 20 novembre, quando realizzò la rete del momentaneo pareggio contro il Palermo (partita poi vinta per 3-1). Fanno quattro mesi e mezzo, per i notabili siamo a centotrentadue giorni di astinenza casalinga. La sfida con la Roma – con tutto il carico emotivo che porta con sé – diventa così un’occasione che il destino offre a questo centravanti in cerca d’autore.