Corriere della Sera (P.Tomaselli) – «Antoniooo!!!». Lo speaker di Palermo dopo il gol di Daniele De Rossi contro l’Albania ha sbagliato nome, ma già che c’era poteva chiamarlo Pablito: con il rigore che venerdì sera ha messo in discesa la sfida per le qualificazioni mondiali, il romanista ha raggiunto proprio Paolo Rossi a quota 20 gol con la maglia azzurra, staccando Bettega e Gilardino. E la top ten, con Vieri e Graziani a 23, non è lontana. Un centrocampista nella terra di conquista degli attaccanti: una felice anomalia per la Nazionale, se si eccettua il talento polivalente di Adolfo Baloncieri negli anni 20 (25 gol in 47 partite). «Sinceramente non pensavo che a raggiungermi sarebbe stato un centrocampista – racconta Pablito – ed è un risultato straordinario per lui. Daniele è un leader e un giocatore eclettico e completo, che associa interdizione e realizzazione. Si inserisce bene in area, ha i tempi giusti nei colpi di testa, calcia i rigori. Gli faccio i complimenti. Anche perché per il sorpasso non credo che bisognerà aspettare molto».

ZOFF A TIRO – Detto che Rossi ci ha messo 48 partite per segnare 20 gol e De Rossi è a quota 111, sesto più presente di sempre, a una sola partita da Dino Zoff, è vero anche che Daniele è di gran lunga il miglior marcatore della Nazionale di Ventura, come lo era del resto nella gestione di Conte: «È una statistica che vale – rivendica lui, che a Palermo ha esordito in Nazionale segnando anche il primo gol con Lippi c.t. il 4 settembre 2004 – e soprattutto varrà negli anni: quando sarò vecchio e la vedrò mi farà sorridere. Pablito era un bomber incredibile e io l’ho raggiunto mettendoci molto più tempo. Ovviamente siamo giocatori diversi, ma sono vicino anche alle presenze di Zoff, che proprio assieme a Paolo Rossi faceva la storia del calcio italiano quando io non ero ancora nato: è veramente un onore per me. Del quale non mi abituo mai».

VERRATTI IL PIU’ BRAVO – L’azzurro, per uno dei tre campioni del mondo superstiti, adesso è senza nuvole. Ma nel mezzo della gestione Conte sembrava quasi un discorso chiuso: De Rossi ha conquistato l’Europeo solo nelle ultime settimane prima della partenza per la Francia. «Questo lo dicevate voi, ma io ero convinto di poterci stare ancora. C’è stato un grande lavoro per tornare protagonista: mio, del mister e della squadra. Non ho mai pensato di rimanere fuori e ho riconquistato la fiducia. Adesso ce la giocheremo con la Spagna a settembre, vediamo come ci arriviamo. Magari giocheremo proprio al Bernabeu, dove Pablito ha fatto la storia. Ma la cosa più importante è che qui si è creata una dinamica tale che chi arriva capisce subito che deve inserirsi in un gruppo serio. E poi con questo Verratti per noi è più facile. Mi sono sempre trovato molto bene con lui: forse Marco è davvero il più bravo di tutti. Nessuno è come lui nella gestione della palla, sa fare cose che non riescono a molti, anzi riescono proprio a pochissimi giocatori».

IL BENE DELLA ROMA – I dubbi per adesso riguardano soprattutto il futuro di De Rossi, che ha un contratto da 6 milioni a stagione in scadenza con la Roma e sta trattando un rinnovo biennale da 2.5 l’anno in un contesto delicato, considerato che Spalletti e Totti a loro volta sono in scadenza. Cina e Stati Uniti di sicuro garantirebbero a DDR ingaggi più elevati, ma l’anno prossimo sarà quello che porta al Mondiale di Russia: anche grazie all’azzurro le possibilità di vedere ancora De Rossi a Roma sono concrete. «Chi giocherà ancora nella Roma tra me e Francesco? Tutti e due tiferemo Roma tutta la vita – il dribbling di Daniele – e questo ci ha contraddistinto ancora prima che indossassimo questa maglia. Dobbiamo sperare sempre per il bene della squadra, che per noi è tutto: non dobbiamo mai dimenticarci che la Roma è il bene primario, che resta davanti a tutto». Ma l’oasi azzurra, per Pablito De Rossi, non è certo secondaria.