Il Tornatora

De Rossi, il vichingo genuino tradito dai gesti incontrollabili

di Redazione

Il Tempo (L.Crucitti) – «Ma che davero! Me s’è mosso er braccio, da solo, così, spontaneamente! Mica volevo fa der male a quarcuno!». In quel rettangolo di gioco, qualche settimana fa, il capitano della Roma, Daniele De Rossi, sarebbe stato redarguito e successivamente punito con l’espulsione. A proposito di dinamiche e traiettorie imprevedibili, vi racconto una mia esperienza, di come, in un momento di foga e di tensione, possano accadere dei fatti tali in cui ci si può trasformare in increduli spettatori di sé stessi. Nel cuore della notte mio marito, in preda ai dei forti dolori addominali, mi chiese di fargli un’iniezione di antidolorifico. Io non ne avevo mai fatte prima, preparai la siringa con il farmaco, ma nel momento in cui stavo per conficcare l’ago nel suo gluteo, al mio braccio feci compiere un ampio movimento all’indietro, proseguii la corsa in avanti e bucai. All’improvviso, però, il mio braccio, autonomamente, ritornò nuovamente indietro e ribucò. Mio marito si girò verso di me e, incredulo e sgomento, mi chiese: «Ma che cavolo…fai?!». Gli risposi: «Il braccio ha fatto tutto da solo!». Adesso, cari lettori, andremo a rovistare nel borsone da calcio del centrocampista e capitano Daniele De Rossi, per curiosare nei simboli grafici della sua firma. Il primo aggettivo che mi viene in mente, guardando la sua scrittura, è « intenso». Una firma che si muove seguendo un ritmo ben preciso e cadenzato, in cui l’imprevisto può arrivare e coglierlo di sorpresa, facendolo letteralmente deflagrare. Nome e cognome sono legati fra loro, senza alcun punto di separazione.

Lui e la famiglia d’origine sono un tutt’uno, nella buona e nella cattiva sorte. Ha bisogno di riferimenti solidi e sicuri nell’orizzonte della propria vita. Nella firma si rileva una media dimensione di calibro letterale, una media larghezza di lettera, media fra lettere e stretta fra parole, di chi ama gestire e coordinare. Non sempre, prima di agire, con note forti, si concede il necessario tempo per pensare, e così parte come un treno Freccia Rossa, come si rileva dalla lettera R maiuscola di Rossi, rappresentata ampia e svettante, e dall’assenza di lettere, lungo la linea grafica, lanciata verso il proprio interlocutore. Il capitano è un cocktail di sapori, dolce, salato, piccante, amabile ed esplosivo. È un genuino, un vichingo, dagli occhi buoni e dal piede veloce, che in campo fa sognare i propri tifosi. Nel profondo rivela note malinconiche di chi, a volte, smarrisce la strada di casa, per poi ritrovarla fra le braccia dei suoi figli e di chi ama e, del suo fortunato numero 16. Un romano verace, poliedrico ed interessante che, quando fuoriesce dai ruoli classici, per aprirsi alla forza contagiosa della vita, si rivela un autentico fuoriclasse, unico ed inimitabile, un vero campione alato.