Il ruolo di un figlio d’arte non è mai semplice. Soprattutto se tuo padre si chiama Bruno Conti. Dopo aver mosso i primi passi nella Roma, Daniele Conti ha trovato nel Cagliari la sua vera dimora calcistica, ovvero un club in cui è cresciuto e che lo ha accompagnato per l’intera carriera. Ora si è raccontato in un’intervista a La Gazzetta dello Sport.
Di seguito le sue dichiarazioni
“Mi sento romano e sardo allo stesso tempo. A Roma sarò sempre legato, ma casa mia è Cagliari. Papà mi portava sempre nello spogliatoio. Dino Viola mi chiese dove avrei voluto vederlo e risposi: ‘Al Napoli’. Due ore dopo gli aveva già rinnovato il contratto.”
Riguardo al “peso” del cognome Conti: “Avere un papà così è stato scomodo. Devi andare al doppio degli altri per toglierti l’etichetta del raccomandato e del ‘figlio di’. A Roma è ancora peggio.”
Sui gol segnati proprio contro la Roma: “Penso che mio papà si sia coperto il volto dopo tutti e cinque i miei gol. Ai giallorossi ho segnato spesso, ma non l’ho mai fatto per spirito di rivalsa.”
Infine, sul rapporto con i tifosi romanisti: “Mi accusavano di aver esultato troppo sotto il settore ospiti. Mi diedero del traditore, invece era semplicemente amore incondizionato per una terra. Ci fu la possibilità di un ritorno, mi chiamò un dirigente, in panchina c’era Spalletti e so che mi avrebbe voluto. Non ascoltavo nessuna offerta, non avrei mai potuto lasciare la Sardegna.”



