Il Tornatora

Da David Luiz a Juan Mata: la top 11 degli svincolati di lusso

di Alessio Nardo

Pagine Romaniste (Alessio Nardo) – La stagione volge ormai al termine e l’inizio del calciomercato estivo è alle porte. In attesa degli affari grossi (molto si muoverà anche quest’anno, vista la necessità per alcuni grandi club di rinforzarsi e rinnovare le rispettive rose) è giusto dare un’occhiata, come sempre, alla ricca e prestigiosa lista dei parametri zero di lusso. Due già si sono accasati, peraltro proprio in Serie A (Diego Godin all’Inter e Aaron Ramsey alla Juventus) ma ne restano molti altri. Abbiamo stilato una Top 11 con annesse riserve che probabilmente non sfigurerebbe se scendesse in campo in una qualsiasi competizione europea. Champions League compresa.

Tanti profili di alto livello. La vera eccezione è rappresentata dal portiere. Tolto il 41enne Buffon, sul quale comunque il Paris SG vanta un’opzione di rinnovo, non ci sono nomi altisonanti. I migliori sono forse i due ex viola Boruc (’80) e Tatarusanu (’86), rispettivamente in scadenza con Bournemouth e Nantes, oltre ai due “vice” di Chelsea e Tottenham: l’argentino Willy Caballero (’81) e l’olandese Michel Vorm (’83). Scegliete voi il titolare, in base ai vostri gusti. Capitolo difesa: a destra troviamo un nazionale argentino, buono sia per la fascia che per la zona centrale, ossia Gabriel Mercado (’87) del Siviglia. Elemento esperto, solido e di rendimento. A sinistra spazio a Filipe Luis (’85) dell’Atletico Madrid, che al pari di Godin dovrebbe lasciare i colchoneros a fine anno. In mezzo, due colonne: il belga Vincent Kompany (’86) del Manchester City, autore pochi giorni fa di un gol fondamentale contro il Leicester che potrebbe valere il trionfo in Premier League, e il brasiliano David Luiz (’87) del Chelsea, titolarissimo con Sarri e in odore, chissà, di rinnovo.

I due di mediana, in questo 4-2-3-1 improvvisato, sono James Milner (’86) del Liverpool, eterno jolly e combattente, prossimo a giocarsi la finale di Champions al Wanda Metropolitano, e Adrien Rabiot (’95), corteggiatissimo da mezza Europa dopo un’annata a dir poco complessa col Paris SG, che nel frattempo lo sta per rimpiazzare in rosa con lo spagnolo Ander Herrera (’89), anch’egli in scadenza di contratto (col Manchester United). Linea di trequarti: a destra Arjen Robben (’84), a lungo ai box quest’anno per i soliti tormenti fisici. E’ un giocatore da 10-15 partite a stagione, ma se le affronta al top della condizione può far la differenza in qualsiasi campionato. E ha già dichiarato di non voler smettere pur dando l’addio al Bayern. Identico discorso per l’altro “quasi” ex bavarese, Franck Ribery (’83), più integro ma anche più anziano di un anno rispetto a Robben. In mezzo, la classe di Juan Mata (’88), apparentemente destinato a salutare i Red Devils di Solskjaer. E al centro dell’attacco? Spazio a Mario Balotelli (’90) il cui accordo col Marsiglia scade a giugno e che molti vedono già, nell’immediato futuro, con la maglia del Brescia neopromosso in Serie A.

Tanti son rimasti fuori. E finiscono dritti in panchina: ad esempio gli ex juventini Stephan Lichtsteiner (’84) e Dani Alves (’83), scalzati sul versante destro difensivo da Mercado esclusivamente per un fatto anagrafico (ma il brasiliano al PSG ha dimostrato di essere ancora in grande spolvero, giocando spesso anche in posizione avanzata). Sempre per il reparto difensivo, non dimentichiamo Gary Cahill (’85), che ha già dato l’addio al Chelsea, oltre all’ex Dortmund Neven Subotic (’88) in scadenza col Saint Etienne e alla vecchia promessa andalusa Alberto Moreno (’92), una comparsa nell’attuale Liverpool di Klopp. Dal centrocampo in su gli altri nomi sono Hatem Ben Arfa (’87), Danny Welbeck (’90), Ryan Babel (’86), Daniel Sturridge (’89), Fernando Llorente (’85) e Max Kruse (’88). Tutte soluzioni di buon livello, soprattutto a parametro zero. E in Italia? A dir la verità non c’è molto. Le opzioni più intriganti sono i milanisti Zapata (’86), Abate (’86), Montolivo (’85) e Bertolacci (’91) e i due genoani Lazovic (’90) e Miguel Veloso (’86). Decisamente troppo poco per stuzzicare la fantasia dei grandi club.