CORRIERE DELLO SPORT (Jacopo Aliprandi) – Roma senza respiro. Il calendario corre più veloce delle energie. Dopo Lecce e Sassuolo, infatti, è subito tempo di Coppa, è subito tempo di scelte forzate, di conti da fare con l’ennesima emergenza. Gasperini non ha margini: deve rifare l’undici praticamente a memoria.

Torna N’Dicka, finalmente, colonna portante di una difesa che ritrova il suo riferimento centrale, ma deve fermarsi Mancini, appiedato dalla squalifica. Davanti riappare Bailey, mentre Ferguson alza bandiera bianca per infortunio. I centravanti non ci sono e la strategia diventa obbligata. Tocca ancora una volta ai soliti noti: DybalaSouléEl Shaarawy. E alla Joya spetta di nuovo il compito di falso nove, regista avanzato, faro di un attacco che vive di intuizioni e talento. È su Soulé che Gasperini costruisce molte delle sue certezze: sette gol stagionali, capocannoniere della Roma, protagonista assoluto. È la sua stagione, è il suo momento, e la Roma lo sa.

Il rientro anticipato di N’Dicka per l’eliminazione della Costa d’Avorio dalla Coppa d’Africa, è una notizia che cambia l’assetto. Gasperini lo rimette subito al centro della difesa, con Ghilardi a destra ed Hermoso a sinistra. Sulle fasce non si discute. Celik è intoccabile, Wesley ha smaltito l’influenza intestinale. In mezzo al campo può tirare il fiato Koné, lasciando spazio a Cristante, di ritorno dopo la squalifica, e a Pisilli, che con l’assenza prolungata di El Aynaoui si sta guadagnando minuti, fiducia e centralità.

Poco turnover, perché Gasperini del Torino non si fida. Il primo ko stagionale della Roma è arrivato proprio contro i granata e lo 0-1 dell’Olimpico pesa ancora. In Coppa Italia, RomaTorino è sempre stato equilibrio puro. 22 confronti, sette vittorie per parte, otto pareggi, 25 gol giallorossi contro 24 granata. Ma adesso conta il presente: la Roma deve andare avanti senza fermarsi, affidandosi al talento, alla resilienza e alle certezze rimaste.