Il Tornatora

Chi vuole andare in Champions? In tutta Europa si gioca al Ciapa No

di Alessio Nardo

Pagine Romaniste (Alessio Nardo) – E’ affascinante e preziosa perché porta soldi, incassi, prestigio. Già, ma la Champions League bisogna sudarsela. E pure parecchio. Dando un’occhiata qua e là in giro per l’Europa, sembrerebbe quasi esserci uno sforzo da parte di molte squadre rivolto ad evitare il salto nella competizione più bella di tutte. L’Italia non fa eccezione. Juve e Napoli sono sempre state ben salde al 1° e al 2° posto, ma le altre? L’Inter, che di fatica ne ha fatta tanta, è terza pur avendo collezionato (oltre a 16 vittorie) 8 pareggi e 8 sconfitte, vincendo solo una delle ultime 4 gare disputate (col Frosinone). Il Milan è in fase di crollo verticale con 5 punti ed un solo successo maturati nelle ultime 7 partite. La Roma è in ripresa con Ranieri ma da agosto a marzo ha buttato via l’imperdonabile e la Lazio stessa, con la comica sconfitta interna per 1-2 col già retrocesso Chievo, ha di fatto gettato nel cestino la chance concreta di avvinghiarsi alla quarta piazza che vale oro. E persino l’Atalanta, da standing ovation per l’eccelso lavoro svolto nel triennio gasperiniano, deve guardare con rammarico al bimestre settembre-ottobre, durante il quale ha viaggiato al rallentatore, toccando addirittura la zona retrocessione. Mentre il Toro di Mazzarri, fresco di trionfo ai danni del Diavolo, se non avesse ottenuto un solo punticino nel doppio match casalingo con Bologna e Cagliari probabilmente oggi avrebbe più di un piede nell’Europa dei grandi. Chi la spunterà alla fine? Difficile dirlo, soprattutto osservando il calendario. In questo pazzo campionato di scontato non c’è nulla, davvero. E al di fuori dei nostri confini la situazione è molto simile.

EINTRACHT SOTTO PRESSIONE – La Germania fin qui si è goduta il meraviglioso duello Bayern-Borussia Dortmund. Bello perché tutti, ad agosto, davano i bavaresi “facili vincitori”. Un po’ come la Juve in Italia e il PSG in Francia. Invece i ragazzotti di Lucien Favre se la stanno giocando ancora, anche se Lewandowski e compagni, a -3 dalla fine, hanno 2 lunghezze di vantaggio e il destino nelle proprie mani. Vola il Lipsia di Werner, già aritmeticamente sul podio, mentre tra il 4° e l’8° posto son tutte racchiuse nell’arco di 5 punti. Al momento andrebbe ai gironi di Champions l’Eintracht Francoforte, rivelazione stagionale e semifinalista in Europa League. Gli uomini di Adolf Hutter vantano 54 punti, avendone però ottenuti solo 2 nelle ultime 3 partite. Dietro che fanno? A 51 ci sono Borussia Monchengladbach (reduce da due ko consecutivi) e Bayer Leverkusen (3 vittorie di fila dopo un intero campionato di occasioni buttate). A 50 c’è l’Hoffenheim del bimbo prodigio Julian Nagelsmann, già promesso sposo del Lipsia per la prossima stagione, che dopo una bella rimonta ha pensato bene di perdere in casa 1-4 contro il Wolfsburg e fermarsi in vista dell’assalto finale a quella che, per la squadra del Baden-Wurttemberg, sarebbe la terza qualificazione consecutiva al massimo torneo continentale. Wolfsburg, zitto zitto, ora ottavo a 49 punti. -5, dunque, dall’Eintracht a tre gare dal termine. Tutto è ancora possibile in questa danza dell’altruismo e degli sprechi.

SORPRESONA GETAFE – In Spagna le prime tre non hanno davvero rivali. Il Barcellona ha stravinto la sua 26^ Liga a spasso, tenendo sempre a debita distanza un Atletico Madrid forte ma inconcludente. Mentre il Real Madrid ha serenamente viaggiato sul proprio binario di transizione, eternamente terzo, in attesa di chiudere un percorso anonimo. Al quarto posto, a sorpresa, c’è una piccola del calcio spagnolo: il Getafe di Pepe Bordalas e di tante vecchie conoscenze del nostro calcio (Chichizola, Cabrera, Flamini, Cristoforo, persino l’ex romanista Antunes). L’outsider madrilena è però in calo: un solo successo nelle ultime 4 gare. Ma, guarda un po’, steccano puntualmente anche le altre. 55 i punti del Getafe, gli stessi del Siviglia di Monchi (2 ko nelle ultime 3 gare). Tre lunghezze di vantaggio sul Valencia di Marcelino che tra l’altro deve pensare anche alla doppia semifinale di Europa League contro l’Arsenal. Per la formazione del Mestalla doppia sconfitta consecutiva (0-1 contro l’Eibar domenica scorsa!) e 3 ko nelle ultime 5 partite. L’Athletic Bilbao, a 50, si sarebbe potuto portare a -3 dalla coppia Getafe-Siviglia se solo non avesse pensato bene di pareggiare al San Mames con l’Alaves sabato scorso. Tutte in corsa, insomma, ma claudicanti.

LA PAZZA ALBIONE – Fai un giro in Premier League, dai un’occhiata ai numeri di Manchester City e Liverpool e dici “vabbè, questi fanno un altro sport”. E’ così. I guardioliani, scottati dall’eliminazione in Champions, vengono da 11 vittorie di fila in campionato e, se dovessero battere Leicester e Brighton nelle ultime due gare dell’anno, vincerebbero il torneo con 98 punti. E qualora i reds di Jurgen Klopp (reduci da 7 successi consecutivi) facessero pienamente il loro dovere con Newcastle e Wolverhampton taglierebbero quota 97, perdendo il campionato pur avendo raggiunto un punteggio sensazionale, dando seguito alla beffarda maledizione che non li vede vincitori in patria addirittura dal 1990. E’ un grande anno per il futbol britannico, con tutte le principali squadre (escluse ormai le due di Manchester) in corsa nelle competizioni europee. Già, ma dal 3° al 6° posto sta accadendo di tutto. Nessuno sembra voler salire sul podio o garantirsi il piazzamento minimo (4°) per accedere ai gironi di Champions. Il Tottenham, terzo a quota 70, ha perso 2 delle ultime 3 partite (sabato è andato ko in casa contro il West Ham 11°). Il Chelsea di Maurizio Sarri, quarto a 68, nelle ultime 3 sfide ha racimolato 2 punticini. L’Arsenal di Unai Emery, quinto a 66, viene da 3 sconfitte di fila (!) nelle quali ha incassato ben 9 gol (3 dal Crystal Palace, 3 dal Wolverhampton, 3 dal Leicester) mentre il Manchester United, sesto a 65, ha vinto solo uno degli ultimi 5 match disputati ed è in calo evidente rispetto al primo sfavillante periodo con Ole Gunnar Solskjaer alla guida. Tutte racchiuse in 5 punti, a 180 minuti dalla fine di una guerra sportiva piena di errori e scivoloni.