Fabio Capello, ex mister della Roma, è stato intervistato dal Corriere dello Sport ed ha parlato anche del suo trascorso in giallorosso. Questo uno stralcio delle sue parole:

Due giorni fa, il 17…
«Due giorni fa era l’anniversario dello scudetto della Roma, e così ti ho già risposto, lo ricordavo bene, non me l’hanno ricordato. Data speciale, per me e per i tifosi della Roma. Quello scudetto nacque da una sconfitta».

Il tuo legame con la Roma sembrava indissolubile, in quegli anni, quasi esclusivo, eppure tempo dopo passasti alla Juventus e ancora oggi qualcuno ti considera un traditore. Quel «mai alla Juve!» sconfessato nel 2004…
«Lo dissi, lo dissi, ma uno o due anni prima. In seguito le cose cambiarono. Cinque anni ho resistito a Roma: l’ultima stagione fu davvero complicata, mi resi conto che non avevo più nulla da dare e da dire, tornavo a casa scontento e quando ti porti addosso il peso del lavoro e lo vivi con poca gioia devi avere la forza di staccare».

Decidesti in fretta…
«In fretta. Esiste una scadenza naturale, per noi allenatori, i tre anni. Già al quarto tutto risulta più difficile, è questione di linguaggio; quando prevale la routine o cambi la squadra o sostituisci l’allenatore. Roma è stata tante gioie ma anche un rammarico».

Le gioie, innanzitutto…
«Lo spirito di squadra dell’anno dello scudetto, il contributo in tal senso di Totti, Emerson, Cafu, Aldair. A cambiarci la vita fu però Batistuta. Importante anche Montella, avevamo una qualità elevata».

Il rimpianto ora…
«La partita di Venezia l’anno dopo, vi perdemmo lo scudetto. La preparai male, ma ci furono un paio di episodi sfortunati, la scivolata di Aldair sull’1-0 e altro ancora, e il Venezia era già retrocesso. Quell’incidente, chiamiamolo così, fa il paio nel libro nero con la finale di Champions col Marsiglia, ancora oggi mi chiedo perché alla Juve hanno tolto due scudetti per lo scandalo mentre l’OM conserva la coppa nonostante sia stato provato che l’arbitro era corrotto».

Allegri ha davvero una marcia in più?
«Sente sulla pelle la partita, la legge bene e sa cambiare le cose in corsa. Credo mi somigli più di altri. E poi fa i numeri. Anche Di Francesco è bravo, ma se posso permettermi gli suggerisco di non fermarsi a una sola idea tattica».