Capello: “Con la Roma potevamo vincere un altro scudetto. La Juventus propose Davids per De Rossi, ma io dissi di no”

L'ex allenatore della Roma ritorna sul giorno dello scudetto: "L'invasione dei tifosi è la più grande arrabbiatura che ho preso da allenatore"

di Redazione

In queste ultime settimane Fabio Capello è spesso tornato a parlare della Roma. Ai microfoni di Calciomercato.com questa volta ha parlato del giorno dello scudetto e ha dato un parere su alcuni dei migliori giocatori della storia giallorossa. Queste le sue parole:

L’invasione di campo il giorno dello scudetto?

È la più grande arrabbiatura che ho preso da allenatore. Avevo paura che arrivasse un calcio o un pugno a qualche giocatore del Parma e perdessimo lo scudetto in un modo ridicolo.

Cafu?

È stato uno dei più grandi terzini della storia. A destra il migliore in assoluto. Un grande giocatore con una voglia di vincere pazzesca. Ci sono tanti calciatori veloci, ma lui ha sempre corso con intelligenza abbinata alla qualità. Fuori dal campo era un’ottima persona, ancora oggi quando ci incontriamo capita di ricordare gli anni insieme alla Roma.

Samuel?

Era stanco del campionato argentino, così Baldini lo portò a Roma. Ci ha messo un po’ a ingranare, ma si vedeva fin dall’inizio che c’era del potenziale. Io l’ho sempre tenuto in campo, per dargli coraggio e fiducia.

Candela?

Altro ottimo giocatore, tecnica e visione di gioco come pochi altri. Nella mia Roma ha dato tantissimo, era uno dei punti di forza di quella squadra

Emerson?

Era un grande centrocampista che purtroppo non ha vinto il Mondiale 2002 con il Brasile perché si è fatto male facendo il portiere. Ha provato a farlo anche con me, ma gliel’ho sempre vietato. Se c’era una cosa che mi faceva arrabbiare era vedere i giocatori di movimento mettersi in porta durante gli allenamenti. Sono rimasto colpito quando successe a un mio ex compagno, così non l’ho mai permesso ai miei giocatori

De Rossi?

Volevo Davids alla Roma e la Juve chiese in cambio De Rossi. Ho detto di no. E dopo averlo fatto debuttare avevo avvertito tutti che non si sarebbe mosso dalla Roma. Ha dimostrato fin dall’inizio grande personalità da leader.

Totti?

Ah beh… un talento straordinario! In tanti mi chiedevano perché toglievo sempre Montella e non lui, ora posso dirlo: non volevo togliermi un’opportunità. Francesco poteva inventarsi la giocata decisiva da un momento all’altro, anche all’ultimo minuto. Un giorno mi chiama Maurizio Costanzo dicendomi che tanta gente stava prendendo in giro Totti, diventato sempre più protagonista di sfottò. Mi ha detto che voleva fare qualcosa insieme a lui. Poi si inventa il libro di barzellette, che ha avuto un grande successo dando a Francesco il giusto risalto mediatico che meritava.

Batistuta?

Sapevamo di essere competitivi, ma ci serviva quel qualcosa in più per stare davanti alle altre. Gabriel è stato l’acquisto per prenderci lo scudetto. Un grande sacrificio del presidente Sensi, ma per vincere serviva un bomber come lui. Ricordo una punizione-missile contro il Verona, di una potenza impressionante.

E lei?

Ho un solo rimpianto nella mia avventura con la Roma. L’anno dopo lo scudetto potevamo vincerne un altro, ma l’abbiamo buttato con quel 2-2 in casa del Venezia. Abbiamo pareggiato contro una squadra già retrocessa, tra l’altro siamo stati sullo 0-2 fino a pochi minuti dalla fine.