È bravo, si impegna e se ne vanta. L’alunno Fabio Borini è l’orgoglio del professor Luis Enrique. Il classico “secchione” della classe: voti alti, gol a raffica, comportamento ineccepibile negli allenamenti e una vita quasi “monacale”. Pazienza se qualche compagno non gradisce. Mercoledì sera diversi giocatori si sono riuniti a cena, lui no: l’hanno avvistato in un altro ristorante insieme agli amici. Ma l’avevano invitato? Borini saltò anche la cena tanto chiacchierata del post-Juventus e qualcuno nello spogliatoio c’è rimasto male nel leggere il suo commento nel pieno delle polemiche: “Meglio starsene rintanati a casa”.

Neanche De Rossi deve averla presa bene quando Borini ha spiegato “che a me una situazione come quella di Bergamo non può capitare: alle riunioni tecniche arrivo sempre venti minuti prima”. Un bel tipino, insomma. Quando segna si mette il “coltello” fra i denti e i compagni non fanno la fila per abbracciarlo: solo un caso?

Ironia a parte, ad averne di gente così. In una squadra senza certezze e obiettivi a breve termine bisogna tenerselo stretto. La società lo ha già fatto, anticipando l’acquisto dal Parma di metà cartellino e almeno per l’anno prossimo potrà contare ancora sul “secchione” che, smaltito un fastidioso infortunio muscolare, s’è messo a segnare e non ha smesso più. Un gol alla Fiorentina in Coppa Italia, poi altri sette in campionato. Aggiunti al suo primo in giallorosso in casa del Genova ad ottobre fanno un bottino di nove reti e sorpasso a Osvaldo nella graduatoria stagionale dei marcatori romanisti. Ma il contributo di Borini va ben oltre i gol. Nessuno come lui interpreta lo spirito che Luis Enrique vorrebbe dai giocatori in partita e negli allenamenti: corsa continua, con e senza pallone, movimenti perfetti e copertura totale del campo.

Qualità che nascondono i limiti di un attaccante non esattamente tecnico. Eppure essenziale. Domani a Palermo ancora di più: Totti si è fermato e molto probabilmente non ci sarà, Osvaldo non ha ottenuto lo sconto della squalifica e allora in attacco non restano che Borini, Bojan e Lamela, con il Primavera Piscitella (ieri sera in campo a Torino) in panchina. Ottantuno anni in quattro e un peso enorme sulle spalle: spetta a loro risollevare una Roma in emergenza totale.

Luis Enrique è pronto a scommettere su Borini e al tempo stesso pretende qualcosa in più da Bojan e Lamela. Lo spagnolo è nel gruppetto degli alunni che rischiano di essere rimandati a settembre, se non addirittura bocciati. Non gioca una partita dall’inizio da oltre due mesi (Roma-Chievo dell’8 gennaio), anche se gli ultimi segnali sono incoraggianti: nella settimana pre-derby si è allenato a grandi ritmi e nei pochi minuti giocati contro la Lazio ha dimostrato di essere ancora vivo. Lamela, invece, ha la promozione in tasca. Il classico studente talmente bravo che può permettersi di studiare poco. Un vero peccato: con quei piedi può e deve fare molto meglio. Come con il Palermo all’andata: un girone dopo il suo magistrale compito in classe, arriva l’interrogazione. Stavolta avrà studiato?

Il Tempo – Alessandro Austini