Il Tornatora

Baldissoni: “Dobbiamo battagliare sennò torniamo a casa a mani vuote. Gomez? No comment. Non è un test per i tifosi, in due anni di trasferte i romanisti non hanno creato problemi. Dobbiamo affrontare al più presto il problema della barriere e dare responsabilità al pubblico. Il progetto dello stadio è in fase avanzata, ci aspettiamo di veder portato a termine il processo amministrativo”

di Redazione

baldissoni

Mauro Baldissoni, direttore generale della Roma, è stato intervistato durante il pre partita di Atalanta-Roma. Queste le sue parole:

BALDISSONI A MEDIASET

Spalletti alla vigilia ha parlato di una battaglia con l’Atalanta e poi ha parlato del suo rinnovo…
La battaglia è prerogativa di qualsiasi partita di calcio, se non si battaglia non si vincono le partite, qui a Bergamo a maggior ragione, perché le caratteristiche dell’avversario portano naturalmente a dover battagliare, altrimenti si torna a casa a mani vuote. Spalletti, l’ha detto tante volte quest’anno: ha deciso questa linea anche perché è un messaggio che lui ha voluto mandare alla squadra, ovvero i rinnovi si meritano. Per restare alla Roma bisogna raggiungere qualcosa di concreto o comunque battersi fino alla fine per vincere qualcosa. E’ un messaggio che vale per lui e per tutta la squadra, non ci sono problemi a continuare o a proseguire, ma lui vuole che sia frutto del lavoro e dei risultati sul campo.

Gomez alla Roma a gennaio?
E’ un ottimo giocatore, lo ha dimostrato in tanti anni in Italia, ma non commentiamo mai ipotesi di mercato. Non lo facciamo durante il mercato, figuriamoci prima.

E’ un test anche per i tifosi questa partita a Bergamo?
Non credo che sia un test. Devo dire che i nostri tifosi, sia nella stagione scorsa e sia all’inizio di questa, hanno frequentato ampiamente in trasferta tutti gli stadi in Italia dimostrando di essere in grado di partecipare ad una manifestazione sportiva senza creare alcun problema. Stessa cosa che per altro avviene all’Olimpico dall’inizio della stagione. Ritengo che il tema delle barriere deve essere affrontato al più presto. In generale il concetto di barriera non deve piacere alla società civile. Dobbiamo dare responsabilità al pubblico, intesi come cittadini, che devono dimostrare di essere in grado di rispettare le regole, chi non è in grado di rispettare le regole deve essere escluso, ma gli altri devono poter godere di uno spettacolo nelle migliori condizioni ed oggi non è così, anche perché la barriera occlude parte del campo alla visibilità. Non è quello lo spettacolo che deve essere offerto oggi per riconquistare le persone e per riconquistare l’idea di stadio. In Italia ormai è un problema diffuso.

Le resistenze sullo stadio della Roma possono mettere in discussione tutto il progetto?
E’ evidente che c’è necessità di nuove infrastrutture per fornire un’immagine migliore e che sia più attrattiva, a livello mondiale, dello spettacolo in campo. E’ un tema che riguarda il sistema calcio, motivo per il quale il legislatore ha deciso di intervenire con una norma che facilitasse la creazione di nuove infrastrutture. Noi abbiamo utilizzato questa norma e il nostro progetto è in fase estremamente avanzata da un punto di vista procedurale amministrativo, diciamo che noi ci aspettiamo di veder portato a termine il procedimento amministrativo, l’abbiamo fatto nel rispetto delle leggi e delle delibere comunali. Poi è ovvio, è cambiata la Giunta comunale, ci sono opinioni che vediamo espresse, che possono essere più critiche, ma noi siamo abituati a non commentare le opinioni, lo riteniamo anche non corretto da un punto di vista istituzionale, preferiamo continuare quello che è il procedimento amministrativo in corso. Ci auguriamo che sia un successo, perché poi è il primo test reale dell’applicazione della legge Delrio sugli stadi.

La scelta di Massara vuol dire guardare più ai settori giovanili italiani?
La sua scelta è un senso di continuità del lavoro che si stava svolgendo. Crediamo ovviamente tantissimo sui giovani e sul settore giovanile, perché questo è evidente da quelli che sono i risultati che consegue il settore giovanile della Roma e i giocatori che è in grado di produrre. Sul tema italiani-stranieri non vorrei che ci nascondessimo dietro degli slogan. E’ evidente che il giovane italiano è anche quello che è più facilmente osservabile e anche più a lungo, è il primo che viene preso in considerazione. Quando si va a cercare un giocatore straniero lo si fa per una valutazione tecnica ed economica, che a volte diventa più conveniente per quello che è sia il grado di maturazione, perché noi abbiamo un problema in Italia che spesso sottovalutiamo. Arrivati alla Primavera il giocatore non è pronto per fare un salto immediato in Serie A o comunque in una grande squadra che ha obiettivi importanti come la Roma. Ci vorrebbe un passaggio intermedio, favorito dalla possibilità di mantenere il controllo su questo giocatore tramite la possibilità di avere delle seconde squadre in altre categorie, con le quali il giocatore rimane sotto il controllo della società. Così siamo costretti a mandarli in giro senza il nostro controllo, quindi vengono affidati alle esigenze legittime del momento della squadra in cui stanno giocando, potrebbero non essere attesi, non accompagnati nella loro maturazione. Questo li fa passare in secondo piano rispetto a giovani stranieri che giovanissimi sono già in grado di misurarsi ad alti livelli professionali.