LA REPUBBLICA (Marco Juric) – Tre sorrisi, uno per ogni gol. Poi il gelo sul volto di Gasp dopo il gol del 3-3 di Gatti. Roma in vantaggio di due gol, poi raggiunta dai bianconeri, prima con Boga, poi con il gol in mischia del centrale difensivo. Un pari che fa male per come è maturato, ma che, almeno su carta, non cambia la corsa Champions. Giallorossi quarti in classifica, Juventus staccata di 4 punti e Como quinto a -3. Eppure la Roma ci aveva provato. Segnando il 3-1 con Malen, al sesto gol in sette partite, dopo il 2-1 di N’Dicka in risposta al pareggio di Conceicao.

Ad aprire le danze e stappare la partita era stato Wesley a fine primo tempo. Nel momento in cui la gara prometteva una serata di nervi e geometrie, il brasiliano ha scelto la via di un tiro a giro da giocatore che non sta più chiedendo il permesso. Anche perché Gian Piero Gasperini, a lui, non rinuncia mai: 32 presenze su 36 partite, praticamente onnipresente. E soprattutto “duttile”, perché Wesley nasce a destra, pensa da destra, spinge da destra. Ma quando la rosa ha chiesto un rattoppo, Gasperini lo ha spostato a sinistra. L’ex Flamengo non ha fatto una piega. Ieri la ciliegina (amara) del gol, il quarto in stagione, proprio contro la squadra che questa estate aveva provato a soffiarlo ai capitolini.

Dentro questa stagione c’è anche il suo passato. Nel 2020 Wesley guadagnava 200 reais al mese, più o meno trenta euro. Il calcio non rispondeva al suo talento e per un attimo ha davvero pensato di smettere. Lo salvò un ricordo. Nel 2016, a dodici anni, il ragazzino era stato scelto per un camp estivo organizzato dal Real Madrid. Premio: una settimana a Valdebebas. Un viaggio che non arrivò mai, perché l’iniziativa finì nel caos. Ma a notarlo c’era Savio, ex Real e Flamengo, che anni dopo si ricordò di quel ragazzino e gli spalancò il Flamengo. Da lì il salto in Europa. E una carriera che sotto la guida di Gasp ha davvero preso il volo.