Il Tornatora

Quell’esultanza alla Batigol. Ecco la vendetta di Medhi

di Redazione

Corriere della Sera (M.Nerozzi) – Medhi Benatia è uno con le idee piuttosto chiare anche, o soprattutto, se gioca contro la Roma: segno ed esulto, ma proprio tanto. Dura lex, sed l’ex. E lui la fa pesare da morire (se sei giallorosso) e da gioire (se sei bianconero). Non gli servono neppure effetti speciali da clima natalizio, ma gli basta quel che ha sempre fatto, a memoria, e che pure il nemico conosce benissimo: l’incursione in area, e pazienza se invece del colpo di testa (di Chiellini), stavolta segna al secondo tap-in, di voglia e di forza. Poi esulta mimando con le braccia la mitragliata, alla Batistuta, uno che con la Roma ci ha vinto uno scudetto a raffiche di gol, appunto. «Bello segnare contro la mia ex squadra» confida felice. «La verità è che sto molto bene fisicamente — racconta agli amici in questi giorni il difensore marocchino — e il poter giocare con continuità fa la differenza». Mica solo da arma letale, ma come giubbotto antiproiettile, per la difesa. Da quando è comparso lui, la Juve non prende più gol: sette partite da titolare (in Coppa Italia non c’era), zero reti subite. Cioè, il contrario di quel che stava capitando fin lì alla squadra di Allegri.

Quella di Benatia non è una rivincita sugli ex compagni, ma una vendetta sulla società, con cui si lasciò malissimo, ai tempi di Walter Sabatini. Ammesso che sia un pessimo addio finire al Bayern Monaco. Perché poi, con alcuni giallorossi è rimasto molto legato, specialmente con De Rossi. Tanto che, ogni tanto, più di una sbirciatina alle partite della Roma in televisione la dà. L’amico era però Pjanic, giusto per restare nella tribù dei tanti ex sul prato: difatti, se visto dov’è finito. Del resto, il bosniaco è poi quello che fionda in area i calci d’angolo, sui quali Benatia ha spesso fatto la differenza, anche con la maglia della Roma. Ieri non c’è arrivato con lo stacco volante, ma ha comunque attivato un flipper di pazzesca reattività davanti ad Alisson. Un uno-due, doppio mancino, da Sugar Ray Leonard. Juventino, comunque, lo è stato da subito, se già la scorsa stagione non ebbe dubbi, prima del ritorno nella capitale: «Andremo a Roma per vincere lo scudetto». Qui dentro, gli ha invece invertito il destino cambiare maglia, visto che con quella giallorossa allo Stadium ne prese tre (a zero), il 5 gennaio 2014, nella Roma di Rudi Garcia. Ma per Benatia, non è mica solo stata una notte di gol, per quanto decisivo, perché con chiusure, passaggi, presenza, ci ha riempito la partita, da migliore in campo. Facendosi prendere dall’euforia solo sull’uscio del primo tempo, con tentativo da oltre venti metri, e calcio modello football Nfl. Casco e armatura però, pareva averli davvero.