Il Tornatora

Vitamina D, è vera Roma

di Redazione

Corriere dello Sport (R.Maida) – Nel momento di vincere, tornano i leader. D and D. Dzeko e Daniele. Tocca a loro dopo un periodo così così rivitalizzare la Roma contro il Cagliari, dopo uno 0-0 che ha frustrato l’obiettivo immediato della rincorsa al vertice ma non eliminato l’ambizione nel medio-lungo termine. Dzeko a Verona è entrato a metà del secondo tempo senza riuscire a cambiare la storia della partita mentre De Rossi, squalificato, ha potuto soltanto tifare da casa, circondato dal tepore familiare ma deluso dalla distanza forzata dalla squadra.

RIPOSO – Il lato positivo è che tutti e due saranno freschi e carichi domani sera. Dzeko ha vissuto contro il Chievo la prima esclusione stagionale, dopo 20 partite di fila giocate dal primo minuto, e proverà a riprendere la marcia realizzativa abituale. Al Cagliari, nel mezzo di una serata un po’ grigia della Roma, segnò nella scorsa stagione un gol strepitoso, con una volée ad alto rischio di figuraccia, risultando decisivo per la vittoria (1-0). Dopo una fase poco efficiente in zona-gol, con una rete segnata nelle ultime undici partite, Dzeko si aspetta di aggiustare l’avaria al motore in compagnia dell’assistente Schick. Rispetto allo stesso periodo del 2016 ha segnato in campionato un terzo dei gol in meno (8 contro 12), un po’ per mancanza di precisione in certe situazioni e un po’ per la nostalgia del fratello egiziano Salah. E’ chiaro che Di Francesco non possa prescindere dalle doti di convertitore di valuta del suo primo centravanti, che aveva iniziato la stagione così come l’aveva finita: 7 gol in 6 giornate di campionato, 3 in 3 nottate di Champions League.

IL CAPITANO – Per De Rossi il discorso è diverso. Da capitano si è già scusato in pubblico per la sciocchezza commessa a Genova contro Lapadula, costata due punti alla Roma e due giornate a lui. Incassato il supporto della Curva Sud in occasione della partita contro il Qarabag, domani De Rossi vuole mettersi alle spalle il novembre nero. Pensate quante cose gli sono successe nel mese più crepuscolare che esista: ha incrociato la traiettoria maledetta che ha definito l’eliminazione dell’Italia dal Mondiale, deviando nella porta di Buffon il tiro dello svedese Johansson; ha scatenato un dibattito forse spropositato sul gesto plateale avvenuto in panchina a San Siro, mentre suggeriva a un collaboratore del ct Ventura di inserire Insigne e non lui; ha tirato quel ceffone a Lapadula per il quale, oltre a scontare la squalifica e le critiche di buona parte dell’opinione pubblica, ha dovuto pagare una multa piuttosto salata secondo regolamento interno.

RAPPORTO – Nessuno però all’interno della squadra gli ha mosso un appunto. Non ce n’è stato bisogno, dal momento che era stato De Rossi per primo a chiedere scusa. «I miei compagni sanno che sono una persona seria e che non volterei mai loro le spalle» ha spiegato, confermando la solidarietà generale che lo stesso Di Francesco gli aveva offerto parlando di «un figlio in diffcoltà che va supportato». Ecco, Dzeko è stato uno di quelli che al capitano hanno dato una pacca sulle spalle, con il preciso proposito di confortarlo. Non dimenticando che lo scorso anno, dopo la stagione terribile di approccio alla Roma, De Rossi lo indicò urlando a squarciagola in direzione dei tifosi subito dopo il gol liberatorio segnato contro l’Inter all’Olimpico. De Rossi non aveva approvato i fischi nei confronti di un attaccante che si era immalinconito nella Roma, senza riuscire a calarsi nella realtà del calcio italiano, ma non poteva aver dimenticato totalmente come si inquadrassero le porte avversarie. Non si era sbagliato De Rossi, non sbaglia adesso Dzeko a manifestare stima per il suo capitano. Insieme la doppia D conta di rendere la Roma più forte.