
Corriere dello Sport (R.Maida) – Fate così, giocatela sempre al San Paolo ché è meglio. Qui, senza tifosi contro un grande pubblico e una grandissima squadra, la Roma è capace di imprese esaltanti nel momento più inaspettato. Ci sarà un motivo se la chiamano magica, no? Fino a ieri mattina sembrava tutto nefasto, compreso il vento forte che infreddoliva il lungomare come non mai nel mese di marzo. Compreso lo svantaggio iniziale imposto da Insigne. E invece ieri sera Di Francesco ha regalato un altro dispiacere a Sarri, che non riesce proprio a battere la Roma in casa sua: tre sconfitte e un pareggio, tra Empoli e Napoli, per uno strano complesso che stavolta forse ha un responsabile lontano, Dybala, autore del gol che ha spezzato sul nascere i sogni di fuga-scudetto.
LA GIOSTRA – Ed è stato proprio il Dybala turco, il piccolo Cengiz Ünder, a liberare la Roma dalla paura con quel colpo un po’ fortunato che è valso il pareggio immediato: 5 reti, le prime in Serie A, nelle ultime 5 partite per un ragazzino che con il talento e la pazienza si è meritato un ruolo da protagonista assoluto. Forse nella deviazione di Mario Rui, mai tanto utile nel suo anno a Trigoria, c’era un segnale del destino che stava cambiando. Alisson le prendeva tutte come sempre, e quasi sempre contro un Insigne indemoniato (10 tiri nello specchio, una roba folle), ma una volta anche su un retropassaggio pericoloso di Pellegrini. E intanto là davanti se la spassavano con un cinismo e una cattiveria mai osservati nella gestione Di Francesco: Dzeko, già doppiettista un anno fa al San Paolo, ha concesso un favoloso bis; poi Diego Perotti, che in mattinata aveva ricevuto un braccialetto dall’altro Diego, Maradona junior, con il numero 10 del vero Diego, per il primo un idolo e per l’altro un padre ritrovato, ha sfruttato un altro omaggio di Mario Rui. Se segnano tutti gli attaccanti – ricordano spesso gli allenatori – significa che è stato il collettivo ad attaccare bene.
ROCCIA – Dall’inizio di novembre la Roma non segnava quattro gol in trasferta. Anche allora il quarto gol fu firmato Perotti e anche allora la partita finì 4-2 (a Firenze). A Trigoria evidentemente è già finita la quaresima. Ma il dato più stupefacente è un altro: in campionato mai il Napoli di Sarri aveva incassato quattro reti in casa, se è vero che dal maggio 2015 un evento del genere non si verificava al San Paolo. Quanti numeri annientati, quante statistiche lacerate. La Roma da trasferta d’altra parte è un rullo compressore: ha vinto 15 volte nelle ultime 20 gite di campionato perdendo soltanto a Torino con la Juventus, peraltro con il rimpianto del gol fallito da Schick a tempo scaduto. Al di là dell’effetto San Paolo, se la Roma giocasse sempre fuori casa avrebbe la certezza di un posto in Champions e con una media-punti di primo livello (2,15 a partita) potrebbe quasi pensare di infastidire il duopolio-scudetto.
LO SHOW – E non è stata solo concreta, la Roma di Napoli. Anzi, ha saputo anche divertirsi e divertire. Andate a riguardarvi la meravigliosa azione del 2-1, quasi sarriana nella sua elaborazione: da Manolas a Dzeko, 16 passaggi e 18 tocchi che hanno coinvolto tutta la squadra fino al cross di Florenzi e alla capocciata di Dzeko. Magari non così verticale come piace a Di Francesco ma da applausi incondizionati
