Il Messaggero (L.De Cicco) – Le infrastrutture pubbliche per tenere a galla l’operazione Tor di Valle, che frutterebbe ai privati centinaia di milioni di euro, verranno in buona parte finanziate con i soldi dei contribuenti. Fatta eccezione per il riammodernamento della Ostiense-Via del Mare, sia i ponti che dovrebbero evitare l’intasamento del quadrante Sud della città, sia il potenziamento della malandata ferrovia Roma-Lido, verranno realizzati con risorse pubbliche; i soldi per i collegamenti sul Tevere li metterà il governo, come garantiscono dall’entourage del ministro dello Sport, Luca Lotti. E il piano trasporti? Qui la vicenda si complica. Di sicuro i 45 milioni che si sono impegnati a sborsare i proponenti sono ampiamente insufficienti per trasformare la «peggiore ferrovia d’Italia» (secondo la classifica di Pendolaria) in una moderna subway che dovrebbe trasportare, così ha prescritto il Campidoglio, la metà dei tifosi allo stadio. Per arrivare a un treno ogni 5 minuti, i francesi di Ratp, che gestiscono il metrò parigino, avevano previsto per la Roma-Lido un investimento di 400 milioni. Cioè dieci volte tanto rispetto al «contributo di costruzione» che verrebbe pagato dai privati che sognano l’affare Tor di Valle. Diventa essenziale l’investimento della Regione Lazio, 180 milioni di euro, che però vanno spalmati sull’intera tratta, non solo nelle fermate intorno a Tor di Valle. Ecco perché, alla fine, non è detto che neanche il budget pubblico basti per rispettare le prescrizioni del Campidoglio.

SUL TEVERESe fallisce il piano dei mezzi pubblici, la viabilità intorno allo stadio e all’«Ecomostro» di negozi, uffici e alberghi rischia di collassare. Anche con tutti e due i nuovi ponti, cioè il “Ponte dei Congressi” (già finanziato con risorse del Cipe) e quello “di Triano”, che nella prima versione del progetto avrebbe dovuto essere pagato dai privati e che invece, dopo il taglio parziale delle cubature record, è rimasto senza coperture economiche. Fino a quando, l’altro ieri, Lotti ha chiamato il collega Graziano Delrio per garantire che sarà lo Stato a finanziarlo. Di fatti tra domani e martedì, insieme all’ultimo atto della conferenza dei servizi, salvo sorprese, dovrebbe essere votato un accordo di programma in cui i vari enti pubblici si impegnano «individuare le risorse per le opere di interconnessione», quindi il ponte e altri collegamenti minori. Va registrato che ieri, dal dicastero guidato da Delrio, schiacciavano sul freno. Come a dire: non saremo noi a pagare il ponte di Traiano. Ma dal ministero dello Sport sembrano convinti che, in un modo o nell’altro, alla fine le risorse il governo le troverà. Lotti ai microfoni di Pagine Romaniste dichiara che «il governo farà di tutto affinché lo stadio si realizzi. C’è una conferenza dei servizi, non posso dire altro». E il ponte? Chi paga? «Quando è capitata l’occasione di discutere insieme al ministro Delrio su come sviluppare la viabilità, il governo si è reso disponibile a fare la propria parte». In Campidoglio si mantengono cauti. L’assessore all’Urbanistica di Raggi, Luca Montuori, che solo pochi mesi fa aveva giudicato il ponte di Traiano utile solo ai privati («Servirebbe solo per lo stadio e per portare in auto al business park chi atterra a Fiumicino», disse ad agosto), ieri ha dichiarato che il finanziamento dello Stato «lo valuteremo quando si tradurrà in atti e impegni, quando diventerà un po’ più sostanzioso di una telefonata». Sull’aiuto pubblico, si alza qualche voce critica nel Pd romano. Per esempio il consigliere capitolino Marco Palumbo, presidente della commissione Trasparenza del Campidoglio, ha twittato, rivolto al ministro dello Sport: «Per lo stadio della Roma le opere a favore dei privati se le devono pagare loro!».