Il Tornatora

Stadio c’è il sì, vittoria Roma

di Redazione

Corriere Dello Sport (M.Evangelisti) – Lo hanno fatto. Magari non benissimo, ma lo hanno fatto. Lo stadio della Roma a Tor di Valle ha ricevuto il suo distintivo di interesse pubblico, ovviamente con molte chiacchiere allegate. Era un risultato auspicabile. Però adesso che la giunta di Virginia Raggi ha portato a casa il suo primo vero successo politico è anche giusto sottolineare come il progetto uscito dagli accordi tra James Pallotta e l’amministrazione di Ignazio Marino fosse enormemente migliore, sostenibile e molto più sensato dal punto di vista economico. Cosa che del resto le opposizioni non hanno mancato di far notare ieri, nelcorso della sfibrante ultima seduta dell’Assemblea Capitolina dedicata all’argomento. E anche fuori. Giovanni Caudo, assessore all’urbanistica nella giunta di Ignazio Marino, sorta di coordinatore dell’iniziativa stadio così com’era, è stato sportivo: «Complimenti al collega Luca Montuori, complimenti alla giunta Raggi per la rapidità e la determinazione con cui hanno costruito questo risultato. Ma è un’operazione sulla pelle della città. Della nostra strategia urbanistica, l’intenzione di creare un collegamento tra il centro di Roma e l’aeroporto di Fiumicino, non è rimasto nulla. Questo progetto invece resta confinato tra le quattro mura dell’edilizia. Almeno avrebbero potuto accettare il ricalcolo del contributo chiesto al privato, 110 milioni che sarebbe più semplice distribuire sulle cose da fare: sottopassi, svincolo autostradale, trasporto su ferro. Questo sì è un regalo ai costruttori e tutto nasce da errate scelte ideologiche».

VANTAGGIO – Quelli del Movimento 5 Stelle sono rimasti praticamente soli a sostenere la bontà della delibera che modifica quella della giunta Marino e di fatto porterà alla chiusura con parere negativo della conferenza dei servizi già espletata e all’apertura di una sua seconda versione, probabilmente più rapida. Dunque i grillini di Roma si sono trovati a gestire sotto pressione un vantaggio ampio ma non del tutto rassicurante. Alla fine della votazione (28 sì, 9 no, un astenuto in rappresentanza della Lista Marchini) non hanno potuto fare a meno di festeggiare come al fischio finale di una partita eroica. Insieme con loro ha votato solo Davide Bordoni, di Forza Italia. Il Pd è rimasto all’opposizione netta «perché noi vogliamo lo stadio e siamo convinti che questa delibera al contrario bloccherà la procedura», ha dichiarato Giulio Pelonzi. Aggiungendo che i costruttori risparmiano grazie alle modifiche a 5 Stelle ben 115 milioni e che lo stadio così concepito non risolverà affatto i problemi urbanistici di Tor di Valle e delle zone collegate. Del resto i grillini hanno fatto barriera non senza qualche crepa. Non si sono presentate Monica Montella, Gemma Guerrini e Cristina Grancio (sottoposta a un procedimento di sospensione dopo che aveva manifestato la propria contrarietà al progetto). Assenze previste e concordate, sostengono i compagni di movimento. Fatto sta che in tre non hanno fornito il loro sostegno in uno dei confronti politici più delicati che l’amministrazione del Campidoglio attuale abbia mai affrontato.

PALLA ALLA REGIONE – Ma alla fine ce l’hanno fatta e ce l’hanno fatta la Roma e i suoi partner nell’operazione Tor di Valle. Nel giro di due giorni sono stati scavalcati gli ostacoli più insidiosi, il varo della nuova delibera in mezzo agli scogli del Campidoglio e, a quanto sembra, anche la questione non semplice del vincolo sulla tribuna e la pista del vecchio ippodromo. Il sovrintendente Francesco Prosperetti l’ha fatto capire e poi praticamente l’ha ammesso: il primo parere degli specialisti del ministero, positivo e incurante della tribuna disegnata da Julio Lafuente, è determinante e pone a rischio vizio di forma tutti quelli successivi. Probabilmente la questione si risolverà così: tribuna abbattuta, una sua porzione ricostruita in una zona predisposta appositamente del nuovo complesso, corredata forse da un’esposizione permanente sull’impiantistica sportiva degli anni cinquanta e sessanta. Lo sapremo con certezza oggi, quando arriverà il testo del parere definitivo. Nel frattempo la votazione positiva sulla delibera capitolina torna a sbloccare la marcia politica dello stadio. Il sindaco Virginia Raggi ha assistito a parte della seduta del consiglio e poi si è espressa via social: «Roma avrà uno stadio fatto bene. Abbiamo mantenuto il nostro impegno: un impianto sportivo che rispetta la legge, che porterà opere e infrastrutture per migliorare un quadrante della città. Oggi è un giorno importante, hanno vinto i cittadini». Pallotta le dà atto di essersi spesa: «Grazie a Virginia Raggi e a Roma. Lo stadio darà una nuova casa ai nostri tifosi e porterà grandi benefici alla città». Il vicesindaco Luca Bergamo ha portato la palla sulla trequarti dell’avversario politico: «Perché mai la Regione Lazio dovrebbe fare ostruzionismo su questo progetto? Si è sempre dichiarata a favore». Corretto. E anche di recente, in un tweet piuttosto esplicito del presidente Nicola Zingaretti. Al momento c’è solo il termine di oggi per una decisione che invece slitterà. Aspettano documenti concreti, alla Regione. Ma se anche loro si sbrigheranno, allora la Roma nel 2018 potrà davvero cominciare a costruire uno stadio e un futuro diverso.