Spalletti forse ha trovato lo stile-Roma: parlare di calcio

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Leggo (R.Buffoni) – Parlare di calcio. Sarebbe bello se fosse questo lo stile Roma desiderato da Spalletti. Piacevole sentire il tecnico sciorinare la sua lavagna tattica: «La differenza tra difesa a tre e a quattro e sottile. Guardate la Fiorentina di Sousa: è considerato giustamente un innovatore eppure tutto torna al terzino fluidificante a al tornante». E poi: «Beccaccioli (che chiama con una gaffe Capaccioli, ndr) ci dice che da quando ci sono io siamo andati in fuorigioco 6 volte. È troppo poco, significa che non abbiamo provato abbastanza ad andare a vedere cosa c’è dietro la linea difensiva degli avversari». Anche l’accento toscano diventa irresistibile se usato per spiegare «la perfezione del Napoli di Sarri a cui ho visto fare cose che non avevo mai visto» o la capacità di Allegri «nel tenere tutti sulla corda. Avete visto Zaza quando entra che bestia che è?». Molto meglio questo Spalletti di quello che invoca la caccia ai topini a suon di supposte. Del resto parlare di calcio, sviscerarne meccanismi e innovazioni, è uno stile che a Trigoria va soltanto rispolverato. Quei muri e quei campi sono stati la casa natale della ragnatela di Liedholm e del pressing verticalissimo di Eriksson. Il presunto (e prevedibile) addio di Sabatini? «È un ipotesi. Qui siamo tutti legati ai risultati». Che arrivano per lo più dal campo e da come si gioca a calcio. Tutto il resto è legato a umori e rancori.

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