Oltre tre mesi di indagine, una proroga, audizioni a Roma e a Milano, otto istruttorie, tre memorie difensive e alla fine… archiviazione. Non ci sarà alcun processo sportivo e quindi nessuna squalifica per il direttore sportivo della Roma Gianluca Petrachi. L’altro ieri, infatti, la Procura Figc ha inoltrato la richiesta d’archiviazione del caso alla Procura Generale dello Sport presso il Coni. Nei prossimi giorni la stessa procura guidata dal prefetto Ugo Taucer confermerà la definitiva chiusura del procedimento senza alcun addebito. Un bel sospiro di sollievo per il dirigente salentino, che sulla carta rischiava il deferimento e una possibile squalifica di qualche mese qualora gli inquirenti fossero riusciti a dimostrare che aveva iniziato a lavorare per la Roma quando era ancora sotto contratto con il Torino, violando l’articolo 7 del regolamento dei direttori sportivi. Questa l’ipotesi su cui era basata l’indagine avviata a fine settembre scorso, dopo che lo stesso Petrachi in conferenza stampa, parlando della trattativa con l’Inter per Dzeko, si era fatto sfuggire di un primo incontro avvenuto «a maggio», definendolo in seguito un «lapsus». La Procura Figc ha ricostruito tutte le tappe della vicenda, compreso un primo incontro di marzo 2019 a Londra tra Petrachi e Baldini (come consulente di Pallotta), ha incrociato testimonianze, e-mail, contratti e date ma ha deciso di non procedere. Da ottobre a fine dicembre sono stati ascoltati, oltre al diretto interessato, gli altri dirigenti romanisti Fienga e Longo, Cairo (sentito a Milano), il dg del Torino Comi, il procuratore Gabriele Giuffrida e un altro agente. Non c’è stato bisogno di chiedere una versione dei fatti all’ad interista Marotta, come suggerito dall’avvocato della Roma Antonio Conte, che ha prodotto una valanga di documenti, ha scelto di non patteggiare e ora può giustamente esultare insieme a Petrachi. Lo riporta Il Tempo.