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La Gazzetta dello Sport (M.Cecchini – A.Pugliese) – Se fosse stata una scena del film «Highlander», all’inizio della partita Roberto Mancini e Rudi Garcia avrebbero dovuto urlare: «Ne resterà solo uno». Scena epica, corroborata da due dati succulenti: la migliore difesa contro il miglior attacco. Il problema è che alla fine, assai italianamente, la legge del «prima non prenderle» ha la meglio, rimandando a casa una Roma sconfitta in modo immeritato. A questo punto anche il «messaggio» beneaugurante prima della partita di Benatia, che ritwitta un appello di un tifoso giallorosso («Torna, Roma è casa tua») scolora davanti a una quotidianità che vede il sorpasso dell’Inter e il Napoli che affila le lame.

NIENTE ITALIANI – L’attacco, insomma, si è inceppato e le ragioni possono essere tante. «Mancanza di cattiveria», dice giustamente Garcia. Ci permettiamo di segnalare un’altra singolarità: mancanza di italiani, con l’uscita di Florenzi a metà del secondo tempo. Fuori Totti (che spera di tornare per il derby), fuori De Rossi (il cui provino in extremis lo ha reso disponibile solo per mercoledì in Champions) e fuori anche il capitano di giornata, Florenzi, la Roma in un colpo ha perso romani e italiani. Una singolarità.

POLVERI BAGNATE – Eppure quelli giallorossi erano numeri d’oro, di quelli che fanno la differenza. Ventuno partite consecutive in Serie A facendo gol, quattordici gare stagionali (tra campionato e Champions) senza fallire neanche una volta l’obiettivo. Ed invece ieri la Roma si è inceppata, ha sparato a salve. Un po’ per colpa di un Dzeko troppo molle a due passi da Handanovic, un po’ perché Salah poteva fare meglio due volte. E tutto questo nonostante anche ieri la squadra di Garcia abbia prodotto quasi il doppio dei tiri dell’Inter (19 contro 10) ed un possesso palla che stavolta ha sfiorato il 60%. Salah ha tirato 8 volte, Dzeko 5, Gervinho appena una. Il problema vero, però, è che Dzeko continua spesso e volentieri ad abbassarsi troppo, costretto ad un lavoro di sacrificio, senza essere poi lucido nel presidio dell’area di rigore. Tanto che alla fine il bosniaco ha perso ben 15 palle, una in meno di uno spento Salah. E quando magari Edin serviva davvero, negli ultimi 10-15 minuti, con tutti quei palloni alti messi in mezzo all’area di rigore, Garcia ha pensato bene di farlo uscire. Misteri del calcio.

VERSO IL DERBY – Ed allora la speranza è che le polveri bagnate dell’attacco si asciughino presto, a cominciare da mercoledì in Champions contro il Bayer Leverkusen per finire poi al derby di domenica. Già, perché poi lì il problema sarà che chi accende spesso e volentieri il gioco della Roma — e cioè Miralem Pjanic — contro la Lazio non ci sarà. Un problema in più per un attacco che finora si è dimostrato eccezionale. Numeri alla mano, ma non solo. Ma che ha proprio in Miralem una luce illuminante. Magari, allora, Garcia si inventerà qualcosa di buono. Soprattutto per aiutare davvero Dzeko a sbloccarsi. Il gol non gli pesa, ma esultare lo aiuterebbe eccome.