Trafitta dall’umiltà del piccolo Siena, all’intervistatore del canale tematico che gli chiedeva il motivo della mancanza di continuità della Roma, Luis Enrique rispondeva: «Non lo posso dire il perché, te lo spiego davanti a un caffè, senza giornalisti». Non avendo facoltà di accedere al comfort del bar di Trigoria, i tifosi giallorossi ieri si sono malinconicamente accontentati di farsi una loro idea, partendo da una premessa che li avvicina ai dirigenti: la botta è stata forte. Trovato il minimo comun denominatore, però, le analisi variano, anche se l’umore dell’universo giallorosso ha trovato opportuno sezionare il mercato fatto e non, alla luce di un dato oggettivo: un anno fa la criticatissima gestione Ranieri dopo 23 giornate aveva 4 punti in più e una gara da recuperare col Bologna.

Promossi Dei volti nuovi, i sicuri promossi sono Pjanic, Lamela ieri convocato per la prima volta dal c.t. della nazionale Argentina con Gago, Osvaldo, Stekelenburg, Borini ed il parametro zero Heinze. Bilancio a luci ed ombre, invece quello di Gago, che comunque sarà riscattato dal Real Madrid. Se è considerata positiva l’idea di un impianto di gioco nuovo da costruire partendo da zero, il rovescio della medaglia — si sussurra a Trigoria — è la fragilità della guida tecnica nel rimettere in linea di galleggiamento match complicati.

Bocciati Nel mirino della critica, però, sono di sicuro Kjaer autore del fallo da rigore decisivo a Siena, Josè Angel e Bojan. Il primo finora ha sempre convinto poco, ma proprio la grande fiducia che Luis Enrique ha avuto in lui è stato uno dei motivi che non ha portato nuovi difensori a Trigoria nel mercato di gennaio. Il terzino spagnolo invece, dopo le prime critiche, ha perso quella sfrontatezza mostrata ad inizio stagione e così prima ha perso il posto a favore di Taddei e poi, quando è chiamato in causa, si limita ad un anemico compitino che non convince nessuno. Il caso più eclatante però è quello di Bojan. Da fiore all’occhiello della campagna estiva si è trasformato in ultima scelta offensiva. D’altronde anche il faccia a faccia avuto con l’allenatore la scorsa settimana ha ribadito come Luis Enrique gli chieda movimenti e sacrifici che al momento l’ex del Barcellona non è in grado di offrire, e psicologicamente anche lui soffre parecchio.

Sabatini: solo un anno Chi patisce forse più di tutti, però, è il d.s. Walter Sabatini. Il dirigente si è sempre assunto la responsabilità delle scelte e proprio per questo prende tempo davanti alla proposta della proprietà giallorossa di rinnovargli per tre anni il contratto in scadenza a giugno. In ogni caso, il fine stagione farà sciogliere o meno le riserve del d.s., corteggiato com’è noto anche dalla Fiorentina. Se però, come sembra più probabile, Sabatini resterà in giallorosso, non prolungherà per più di un anno, com’è suo costume, ed infatti già draga il mercato, dopo aver fatto impigliare nella sua rete Objang Samp per il prossimo anno.

La telefonata Una cosa è certa: la sconfitta di Siena ha minato parecchie certezze in casa giallorossa, dando l’impressione di un gruppo che, al momento di spiccare il volo, scivoli proprio per mancanza di personalità. Sarà stato argomento di discussione anche ieri tra il d.g. Baldini e Luis Enrique, nel solito colloquio del dopo gara. Stavolta solo telefonico, però, perché la squadra si rivedrà a Trigoria solo oggi. Chissà che davanti ad un caffè l’allenatore non diventi più ciarliero.
Gazzetta dello Sport – Massimo Cecchini