Non serviva il Catania per mostrare tutti i limiti di questa Roma che saluta probabilmente anche l’Europa League, ma che almeno ci mette la voglia, pur sbagliando l’inverosimile, nell’ultimo appuntamento stagionale davanti al pubblico di casa: dalla Sud alla fine piove un applauso sulla fiducia. Finisce 2-2 contro la squadra di Montella che gioca una buona gara ma alla fine è costretta a barricarsi lì dietro per rintuzzarre l’arrembaggio finale giallorosso. Ma questo punto per Totti & Co., sotto gli occhi del presidente Tom DiBenedetto, è poca roba: per andare in Europa ora serve davvero un miracolo. Così come non serve un Totti,ancora una volta, in versione stellare: doppietta, sempre al centro del gioco, mai in affanno da capitano vero che a fine gara va, assieme al suo erede De Rossi, a raccogliere il plauso della Sud. In campo, tra due squadre che provano a giocare al calcio, non poteva non uscire una bella partita e così è. I giallorossi producono gioco, ma come sempre sbagliano molti palloni: troppi e si confermano «delicati» in difesa. Il Catania invece non butta via nulla, ma è la Roma a partire meglio: tre e minuti arriva dalle parti di Carrizo al termine di un triangolo Osvaldo, Totti, Pjanic.

L’episodio che cambia la partita arriva dopo otto minuti di gioco. Peruzzo concede alla Roma un rigore generoso e Totti va sul dischetto, ma in questa serata di numeri, retorica e feste varie, la cifra tonda non piace al capitano giallorosso che sbaglia malamente dal dischetto e fa ancor peggio sulla ribattuta corta di Carrizo: palla in Nord. L’errore del suo leader manda in bambola la Roma che fatica a ritrovar gioco con il Catania che invece cresce col passare dei minuti. Ma lì dietro c’è un ottimo Lobont a far la guardia e ribattere tutto quello che sfugge alla retroguardia giallorossa. Bellissima la risposta sulla botta da distanza ravvicinata di Legrottaglie al 24′, così come quella su Gomez dalla distanza otto minuti dopo. La Roma qui si riprende e chiude in crescendo la prima parte di gara. E infatti sono proprio i giallorossi a rientrar meglio in partita dopo l’intervallo: con Osvaldo dopo tre minuti (palonetto con carrizo fuori dai pali), poi con Totti che da fuori costringe il portiere del Catania al miracolo in angolo.

È il preludio del vantaggio giallorosso che porta ancora la firma del capitano: il rasoterra di Totti è imprendibile, l’Olimpico esplode e lo «ZioTom» gli manda un bacio dalla tribuna. La Roma cresce, ma proprio mentre fa vedere il meglio di sè, arriva la beffa. Contropiede siciliano, uno contro uno di Barrientos con Heinze e l’argentino sdraia l’attaccante: Peruzzo non ha dubbi, è rigore. Dal dischetto Lodi non sbaglia e riporta in pari la gara. Finita? Macché. La Roma sbaglia ancora (Borini da due passi una cosa incredibile), il Catania no. Schema da calcio d’angolo e Marchese da fuori punisce di nuovo la Roma: fa 1-2 e partita tutta in salita. Luis Enrique cambia: dentro Bojan per uno spento Osvaldo e subito dopo Lamela per un evanescente Borini. E va subito meglio. La velocità dei giovani lì davanti fa la differenza, ma la palla in rete ce la mette sempre Totti: fa 2-2 e Roma che torna a crederci. Il Catania fa melina e la partita diventa nervosa, vola qualche spinta di troppo, rissone a centrocampo sulla sviluppo di un’azione nella quale Carrizo aveva fatto l’ennesimo miracolo in angolo. I giallorossi a chiuderla così non ci stanno, stavolta mettono dentro tutto quello che hanno e Lamela all’85’ divora l’occasione che probabilmente avrebbe chiuso la gara (gran palla profonda di Bojan). Finale thriller con la Roma tutta in avanti, lo stadio esplode per un rigore non concesso su Bojan (non c’era) e viene espulso addirittura il mental coach: non c’è che dire. È la naturale chiusura di una stagione maledetta. Ma almeno stavolta la Roma ci ha provato e le dichiarazioni di Totti a fine gara la proiettanno nel futuro: avanti con Luis Enrique. Ma dipenderà da lui…

Il Tempo – Tiziano Carmellini