Il Messaggero (A. Angeloni) – La Roma evita la terza sconfitta di fila all’Olimpico, però non c’è troppo da festeggiare: questo è un punto d’orgoglio ma, conti alla mano, è un risultato pericoloso. È figlio dei rimpianti. I giallorossi se la dovranno sudare, ed è un peccato visto da dove venivano e come ci sono arrivati. Questo pareggio obbliga la squadra di De Rossi ad andare a Bergamo, domenica, contro l’Atalanta, la terribile rivale che tallona e che oggi, a Salerno, può festeggiare l’aggancio (avendo pure una partita da recuperare). Il quinto posto, dunque, è a rischio, anche se i fatti alla fine ci racconteranno un’altra storia.
Non era facile battere questa Juve, più brillante del solito e con molte partite in meno nelle gambe. La Roma è in calo fisico, ha impegni ravvicinati e i suoi uomini migliori sono a mezzo servizio, eppure ci ha provato fino alla fine, mostrando le solite buone idee e coraggio. Dimostrando alla fine di essere ancora viva. Le scelte di De Rossi, prima e durante la partita, puntano a far riposare il più possibile i suoi gioielli. Ma quando si abbassa la qualità, è complicato primeggiare: se la palla gol capitata ad Abraham negli ultimi minuti, fosse finita su quelli di Dybala magari parleremmo d’altro. Pace. La Roma viene da una rincorsa incredibile, il traguardo sembra allontanarsi, ma non è ancora inafferrabile. Contro la Juve non è bastato Lukaku, non è bastato il cuore.