Il Tornatora

Presentazione del libro su Monchi: “Di Francesco è perfetto per la Roma. Totti mi ha reso felice l’arrivo nella Capitale” – FOTO e VIDEO

di Redazione

Pagine Romaniste (F.Biafora – G.Conflitti – J.Nicoletti) – Protagonista dentro e fuori dal campo. A Monchi, fenomeno del calciomercato, è stato dedicato un libro dal titolo “Monchi – I segreti del Re Mida del calcio mondiale” scritto da Daniel Pinilla, che svela i metodi di uno dei direttori sportivi più bravi e conosciuti del mondo. Il DS della Roma è stato intervistato da Paolo Condò presso la Sala Nuvola del Roma Convention Center. Inoltre in platea era presente anche il direttore generale Mauro Baldissoni. Queste tutte le parole del ds, che a fine conferenza ha firmato alcune copie del libro ai tifosi presenti. Su uno di questi il dirigente giallorosso ha scritto: “Con la promessa che vinceremo“. Inoltre, ad un fan che gli chiede se la Roma comprerà un terzino, Monchi ha risposto: “Ancora non lo so“.

Si potrebbe iniziare a parlare di rinnovo per Di Francesco?
Noi siamo molto contenti, abbiamo fatto una scelta importante. Credo che parlare del contratto in questo momento sia inutile. Non c’è miglior contratto della fiducia, e la cosa più importante è il rapporto che abbiamo con Eusebio.

Questa, eccetto Kolarov, è la squadra di Sabatini. Quanto la senti tua?
Sono fortunato di essere arrivato in una squadra che ha avuto uno dei migliori ds del calcio italiano prima di me. Per me era un percorso già battuto, è stato più semplice. La domanda forse è: “quanto posso portare io alla Roma?”.

Se l’urna dovesse mettere contro Roma e Siviglia come la prenderebbe?
E’ una possibilità, risponderò se accadrà, altrimenti divento matto.

Lei come ha conquistato Pallotta?
Non so se l’ho conquistato, lo dovrebbe dire lui. Ho un buon rapporto con tutti. Non so come si dice in italiano ma i nemici non possono essere quelli che vestono giallorosso, i nemici sono quelli che vestono blu, nero. Io quando ho parlato con Jim è stato trasparente. Questo rapporto per me è importante ma forse è più importante quello con Baldisoni o Gandini perché ogni giorno stiamo insieme.

Lei viene da una società spagnola che ha sempre lavorato bene con i settori giovanili, e anche la Roma in Italia ha sempre fatto bene. A livello manageriale, c’è differenza tra Spagna e Italia?
Quando sono arrivato a Trigoria sono stato molto contento di quello che ho trovato. Il livello del lavoro della società riguardo al settore giovanile è ottimo. Io devo continuare la strada che gli altri hanno percorso prima di me. Ma credo che anche gli altri club italiani stanno capendo questo lavoro importante per il futuro, perché i giocatori sono sempre più costosi, e quelli che costano meno sono quelli che crescono in società.

Il Metodo Monchi riguarda anche le giovanili. Come si fa a mischiare il mercato riguardante la prima squadra e il promuovere i giovani?
E’ difficile quando la prima squadra ha un crescita importante, la distanza con i giovani si fa più grande. Il mio lavoro è fare la differenza. Storicamente, la Roma è una squadra che ha preso tanti giocatori dal settore giovanile, e anche questo fa parte del mio lavoro: avvicinare il settore giovanile alla prima squadra. Credo che la Roma che io ho trovato ha già fatto un lavoro importante. La seconda squadra? Per me è fondamentale. Se abbiamo la possibilità di proseguire il percorso di un giocatore oltre i 18, 19 anni è più semplice fare un tragitto più completo. Non è lo stesso se un giocatore va in un posto invece di rimanere a lavorare a Trigoria, con il nostro staff. Senza seconde squadre manca la parte finale del percorso di crescita di un calciatore, che è la più importante.

Che idea si è fatto del calcio italiano? In questo momento è piuttosto caotico e disordinato…
Io ho una buona impressione del calcio italiano, ma parlo solo del lavoro sportivo. Visto da fuori ci si può fare un’idea sbagliata. Quando sono arrivato invece ho cambiato idea, è molto bello. Tutti gli allenatori in Italia sono italiani, non è una cosa comune. Ho pensiero del calcio italiano molto positivo. Non conosco il lato politico, perché non è il mio lavoro. Ma voi che siete italiani non dovete parlare male del vostro calcio, è un sistema che sta crescendo: da quest’anno ci saranno 4 club in Champions, è una cosa molto importante.

Appena arrivato a Roma ha puntato molto sui rinnovi contrattuali. Quale è stato il più difficile e quanto manca per quello di Florenzi?
Difficile non lo è stato nessuno, perché tutti volevano rimanere qui. Daniele /De Rossi, ndr) il primo, poi Kevin (Strootman, ndr), Radja (Nainggolan, ndr), Federico (Fazio, ndr), Manolas e Perotti: tutti volevano rimanere qui. Se un calciatore vuole andare via è impossibile rinnovare. Tutti avevano possibilità dia ndare via in squadre importanti, ma sono voluti restare, e questo è un merito della società. Per Florenzi non so quanto tempo ci vorrà, speriamo di continuare insieme per tanti anni.

In che momento hai scelto Di Francesco?
Baldissoni è testimone, era con me e sa quale è la mia idea. La prima volta che ho parlato con Eusebio ero convinto che era l’allenatore perfetto. Dopo esser uscito dalla riunione con lui, ero convinto fosse l’allenatore perfetto per il nostro progetto.

Avrebbe preferito avere Totti da giocatore o da dirigente?
Lo vorrebbero tutti i direttori sportivi del mondo da giocatore, ma è bello che una volta che si è fermato stiamo lavorando insieme. Sono fortunato, ho lavorato con lui sia da giocatore che dopo. È vero che ha fatto un percorso incredibile ma da giocatore.

Un tuo commento sulla Champions della Roma…
Manca un piccolo passaggio per fare la cosa giusta, ovvero la partita di domenica a Verona. Sappiamo che in passato la Roma dopo un successo poteva abbassare la concentrazione. Dopo Verona dirò il mio pensiero. Sarà uno step importante per la crescita della società. È vero che passare il girone è stato bellissimo ma non possiamo fermarci qui, dobbiamo continuare per arrivare a quello che i tifosi ambiscono. Credo che il tifoso della Roma sia contento della fase ai gironi, ma si aspetti un po’ di più. Secondo me può essere il momento più importante del campionato.

Tornando sul mercato. Hai detto che Schick non era esattamente il profilo di giocatore che ti era stato chiesto dall’allenatore, ma aveva tanto talento che è stata un’opportunità…
Ho dato la stessa spiegazione a loro. Il direttore deve essere vicino alla società e all’allenatore. Devo guardare il presente e il futuro. Questo è il lavoro che deve fare il direttore sportivo, bisogna cogliere le opportunità. Anche il Siviglia ieri lo ha fatto prendendo un altro buon terzino sinistro. Nessun allenatore dice no ad un buon giocatore, il suo compito è quello di trovargli il giusto posto sul campo.

Com’è il rapporto con Totti?
Il rapporto è buono. Lui mi ha reso facile l’arrivo a Roma. La mia prima conferenza stampa è stata con la notizia del ritiro di Francesco, non era facile. Credo di aver fatto la cosa giusta, prima ho parlato con lui. Oggi stiamo lavorando insieme, siamo contenti e credo che lui mi possa trasmettere tante cose di Roma che io non conosco e che per me sono molto importanti. Lui comincia a capire qualcosa che per lui è nuovo, ieri era giocatore, oggi dirigente. Credo che possiamo continuare a lavorare insieme.

Quando si trasferisce la famiglia?
Ancora no perché ho mia figlia che sta studiando, ma troveremo una soluzione. Tutti conosciamo Roma e la società. Quando lavoro con persone vicine sto bene e credo che sia un bel posto.

I tuoi primi mesi ti confermano che la tua scelta è stata giusta…
Dal punto di vista professionale sono contentissimo, ma come persona mi manca qualcosa perché metà della mia famiglia è a Siviglia. Questa è la cosa più difficile, io sono molto legato alla famiglia, oggi mi manca qualcosa perché sono fuori dal mio contesto, ma credo che piano piano andrà meglio.

Lei aveva anche altre offerte… Come mai la scelta è ricaduta sulla Roma?
Veramente non lo so, davvero. Qui potevo trovare un posto simile a quello del Siviglia. Dopo questi mesi posso dire che non ho sbagliato. Lavoro con la stessa autonomia e serenità dei tempi del Siviglia. È bello che comunque mi abbiano fatto offerte interessanti, ma ho dato la mia parola alla società ed ero convinto che Roma fosse il posto più interessante e più adatto alla mia idea di lavoro.

La Roma rispetto ad altre squadre è una società che ha un grande settore giovanile. Un direttore sportivo nuovo come si relaziona con questa caratteristica?
Quando sono arrivato a Roma, avevo un primo obiettivo, capire la Roma. Se tu conosci l’ambiente è meglio. Ho avuto la fortuna di avere vicino a me persone che dal primo giorno mi parlavano di Roma, quella che è la sua filosofia, la sua storia. Quella è stata la cosa più importante e oggi sono contento di lavorare nella Roma. E’ la prima volta che lavoro in una squadra diversa dal Siviglia e non era facile. Il primo mese è stato difficile.

La cessione di Salah è stata dolorosa ma l’ho capita, non ho capito quella di Paredes…
Sono d’accordo con te ma quando il direttore sportivo deve fare quello che la società gli dice e non sempre è la decisione più normale. Se noi abbiamo bisogno di vendere un giocatore, magari non sempre arriva l’offerta che vorremmo. È vero che Paredes è un giocatore molto importante, ma non sempre dobbiamo prendere una decisione univoca, ci sono sempre due parti che decidono.

Ti ho chiesto prima di Dani Alves, c’è una storia divertente su Van Persie…
Si, è l’acquisto che non è mai arrivato. Tanti anni fa quando lui giocava nel Feyenoord, nel 2004, abbiamo fatto scouting cercando un esterno alto, Van Persie, abbiamo parlato con le persone che hanno lavorato con lui e con il Feyenoord e abbiamo mandato una persona che lavorava con me un po’ prima per definire gli ultimi rapporti, poi sono arrivato io ed era tutto ok. L’appuntamento era alle 20:30 e alle 20:25 ha chiamato il suo avvocato chiedendo quale fosse la stanza, ci siamo messi ad aspettare ma non è arrivato nessuno. Il giorno seguente avevamo l’appuntamento con il Feyenoord che ci ha chiesto se avessimo raggiunto l’accordo con il giocatore e noi abbiamo risposto che non c’era stato nessun accordo. Abbiamo scoperto che un minuto prima dell’appuntamento Wenger aveva chiamato il suo procuratore gli aveva detto di non firmare con il Siviglia perché c’era l’Arsenal che lo voleva.

Questa è la differenza tra un club che ha i suoi osservatori e un club che lavora con i mediatori…
Io ho sempre lavorato con il mio staff. Questo è fondamentale. Dobbiamo avere tanti osservatori. A Siviglia ne avevamo 16. Per ora a Roma siamo 10 ma li vogliamo aumentare. è la prima cosa che ho voluto sviluppare la rete degli osservatori. La Roma ha sempre lavorato bene sul mercato e stiamo lavorando per seguire una direzione sportiva più vicina alla mia idea.

E’ dalle critiche che si impara…
Si bisogna continuare a lavorare per trovare il successo. Il successo del Sevilla contro il Middlesbrough è stato il più importante dopo 58 anni e il giorno dopo stavano tutti festeggiando. Il presidente mi ha detto che dovevamo lavorare di più.

Come sei riuscito a mantenere questa freddezza?
Non è stato facile. Perché io sono una persona che sempre cerco di trovare una nuova strada per crescere.

Sei stato prima giocatore che direttore sportivo…
Non so se questa cosa è bella o brutta. Per me è importante capire i problemi per trovare la soluzione.

Non c’erano neanche i cassetti dove porre i rapporti degli osservatori…
Era una situazione difficile c’erano problemi economici grandi. Io ho detto si e ho cominciato a lavorare. Il mio metodo non è cosi difficile da capire. Ci sono due cose importanti. Primo il lavoro e poi il rapporto con diretto con il mio staff. Questa è la mia forza. Sono sicuro che ci sono tantissimi direttori sportivi che lavorano meglio di me. Io sono il più forte in questo rapporto diretto con il mio staff. La comunicazione deve essere con tutti allo stesso livello.

A che punto era nel 2010 il “Metodo Monchi”?
Il mio percorso ha un inizio ed una fine. Io ho giocato come portiere al Siviglia per tanti anni, ho studiato come avvocato ma un giorno è arrivato il mio presidente e mi parla di fare il direttore sportivo. Era un momento difficile per la squadra che era in Serie B, molto vicina al fallimento.

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