Pallotta aspetta il sì di Conte

«Ma Pallotta ce l’ha i soldi?». Rispondeva così Antonio Conte a dei tifosi romanisti nella notte del 27 novembre scorso, fuori da un ristorante all’Eur. All’Olimpico aveva appena visto dal vivo i giallorossi perdere 2-0 contro il Real in Champions, una delle tante serate tristi di questa stagione e chi aveva avuto la fortuna di incontrare l’allenatore leccese gli aveva chiesto di venire nella Capitale a «salvare» la squadra ormai finita fuori dal controllo di Di Francesco. Cos’è cambiato in cinque mesi? La risposta è abbastanza semplice: l’ha conosciuta meglio e ci ha parlato. Se lo abbia già fatto direttamente con il presidente non è dato sapere, possibile come no, di sicuro le informazioni che ha raccolto sulla proprietà gli hanno tolto parecchi dubbi. A guidare le fila di tutto resta sempre Pallotta, che delega i suoi manager (e il consigliere Baldini) per quanto concerne le scelte tecniche ma è molto più presente di quanto faccia pensare la distanza fra Boston e Roma. Ed è stato proprio lui per primo a mettersi in testa di prendere Conte. «Perché non chiamiamo lui?» ha chiesto a Monchi già alla prima crisi stagionale della squadra, a fine settembre, non appena arrivata la sconfitta di Bologna. «Se ci provo neanche mi risponde al telefono» replicò allora lo sfiduciato diesse spagnolo. Ma da un mesetto abbondante la Roma ha allacciato davvero i contatti, affidati inizialmente al Ceo Fienga, ha promesso la direzione sportiva a Petrachi, grande amico di Conte e potenziale uomo di «garanzia» a Trigoria per l’allenatore a cui son stati illustrati i programmi della società. Cosa manca? Il passo più importante: che l’allenatore accetti. Lo scrive Il Tempo.

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