Per fortuna, Prandelli ha le spalle grosse. Per fortuna. Al posto suo, forse, qualche altro Ct avrebbe ceduto alle pressioni, si sarebbe fatto condizionare, avrebbe chiesto a Osvaldo un po’ di pazienza. Non l’avrebbe convocato, magari.
Sbagliando, perché uno come Pablo non è mai stato vivo come in questi giorni, perché la Roma gli ha restituito il sorriso e viceversa. La Lega si rassegni, dopodomani Osvaldo vestirà la maglia della Nazionale. Da Luis Enrique a Prandelli, dal giallorosso a chiazze azulgrana all’azzurro del mare di Pescara. L’argentino naturalizzato italiano, romanista d’adozione, Pablo Daniel Osvaldo vestirà per la prima volta la maglia dell’Italia che conta. Quella maggiore. «Stava entrando già a Belgrado», commenta il Ct. Che spiega così la convocazione: «A livello europeo, attaccanti moderni come lui hanno qualcosa in più, anche se segnano meno. Quanto al fatto che di questi tempi qualcuno della Lega Nord pensi a un oriundo in Nazionale invece che ad altro, non mi sorprende. Di questi tempi, è normale». Prandelli ha ragione. È normale l’anormale, in questo assurdo benedetto Bel Paese. È normale preoccuparsi perché il romanista Osvaldo si tinge d’azzurro, ma se Marchisio storpia l’inno cantando «schiava di Roma… ladrona», ignorando peraltro che non è l’Italia a essere schiava di Roma ma la vittoria, la faccenda passa in cavalleria. Anzi, in Cavalotto-eria.
È normale che un Ministro della Repubblica Italiana auspichi la secessione. È normale che ai Mondiali una radio esulti per un gol del Paraguay all’Italia. È anormale invece che un oriundo – peggio me sento, un oriundo della Roma! – possa giocare per l’Italia. Spiegatelo voi ai leghisti che Osvaldo aveva già preso a calci un pallone con la maglia dell’Under 21 e della Nazionale olimpica e che in altri sport, il rugby per esempio, l’oriundo è quasi la regola. La stima di Prandelli, dicono dal ritiro azzurro, è assolutamente genuina. Quando può, come ieri e come pure l’altroieri, il Ct lo esalta. «Ci sarà spazio anche per Osvaldo – aveva detto dopo la Serbia – sono convinto che sarà il futuro della Nazionale. È il prototipo dell’attaccante moderno. Ha personalità, forza fisica e grandi doti tecniche». Prandelli non lo dica a noi. Lo sappiamo già. Lo sanno in particolare a Trigoria, dove a fine agosto hanno ingaggiato una lunga trattativa con l’Espanyol pur di portarlo a Roma. Acquisto pagato caro, 15 milioni più bonus – Dani sta dimostrando di valere ogni singolo centesimo. Sempre titolare, un gol col Siena da opportunista dell’area di rigore, uno preziosissimo a Parma da bomber vero, poi la terza gemma: assist di Rosi, la difesa atalantina sale malissimo, Osvaldo si prende gioco di Consigli e deposita la palla sotto la Sud. Ha stoffa, il ragazzo. Ecco perché Prandelli l’ha convocato. Se non l’avesse avuta, statene certi, Osvaldo si sarebbe potuto dare all’ippica. In fondo, l’Italia è piena di cavalli. E Cavallotti.
Il Romanista – Daniele Galli