Olimpico, piano per le Curve

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Il Messaggero (C. Mangani) – Certezza della pena, modifica degli orari, riassetto delle curve. Il problema sicurezza potrebbe far cambiare faccia al derby. E dopo l’ennesima giornata spesa a inseguire ultrà violenti, il Viminale, l’Osservatorio per le manifestazioni sportive, ma soprattutto la questura della Capitale, cercano soluzioni per limitare gli effetti di un tifo sempre più impazzito.«Dobbiamo cambiare tutti insieme le regole del gioco», spiega il questore di Roma Nicolò D’Angelo. Le strade percorribili si stanno cercando anche con il Coni, si spera nella collaborazione sempre tanto ambita, delle società. E allora si affacciano delle ipotesi che potrebbero effettivamente aiutare le forze di polizia a controllare dentro e fuori gli stadi. A cominciare dalle curve. È lì che D’Angelo intravede una soluzione possibile: «Abbiamo ormai accertato – dice – che nelle curve ci sono dei mostri a sette teste. Dobbiamo ammetterlo, il nostro calcio è imbastardito, e non sempre è facile riuscire a controllare qua-si novemila persone, quante ne contengono. Auspichiamo di raggruppare gli ultrà in sottosettori che ci permettano di controllare meglio i più facinorosi. È un modo per monitorarli senza dover impegnare ogni volta un numero esorbitante di personale, che po-tremmo utilizzare in modo più utile alla sicurezza di tutti».

PIU’ RIGORE Il capo della questura ritiene, poi, che sarebbe molto importante mostrare più severità. Non è un problema di pugno di ferro, ma soltanto di certezza della pena. «Ci dicono tutti: perché non li arrestate? – aggiunge – Li arrestiamo, eccome, ma ce li ritroviamo fuori il giorno dopo. La soluzione – lo ripeto – potrebbe veramente trovarsi in una “rivoluzione” del-le curve, vanno ristrette». Per ora, intorno allo stadio sono state messe telecamere ovunque, un sistema di videosorveglianza a tappeto. Ma non basta, e così si ipotizza di cambiare l’orario in caso di derby. «Si deve giocare da ora in poi sempre domenica alle 12», è l’indicazione che arriva dal Viminale. Anche perché il match di domenica scorsa sembra aver aperto un altro fronte: l’arrivo di hooligans di tutta Europa alleati tra loro per provocare incidenti, nella logica “il tuo nemico è il mio nemico”. «L’Olimpico, poi – è ancora il pensiero di D’Angelo – è anche circondato da tanto verde. Fare la partita con il buio vuol di-re facilitare la fuga dei violenti, creare nascondigli difficili da controllare».

LE ALLEANZE Senza contare le nuove alleanze con la cosiddetta internazionale degli ultrà che non tranquillizzano. Ricordano i black block. Resta, come sempre, l’atteggiamento poco collaborativo delle società. «A parole sì, nei fatti no», ha tuonato il capo della Polizia Pansa. Non è sfuggita, al Viminale, la presenza di 400 esagitati romanisti in Montemario, che hanno dato vita a qualche rissa e parapiglia: come gli sono arrivati i biglietti?

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