Nati il 7 giugno – Il gol di Mkhitaryan era buono e il rigore molto più netto di quello su Calabria

Pagine Romaniste (Nati il 7 Giugno) – Il professor Federico Nisii, uno dei più bravi conduttori radiofonici dell’etere romano, non se ne avrà a male se mi approprio di una sua affermazione.

Qualche mese fa, parlando di un ipotetico libro sulla storia della Roma -sarebbe un ottimo libro, vista la sua padronanza della lingua italiana e la sua memoria invidiabile su tutto quanto riguarda le cose giallorosse- disse che il capitolo sullo Stadio lo avrebbe intitolato “Tutta colpa de ‘na panda e de ‘n paro de scontrini”.

Il suo pensiero non necessitava di alcun chiarimento: se il Sindaco Professor Marino non fosse caduto a causa della congiura ordita dalla sua stessa maggioranza, utilizzando trappole disseminate da una parte della minoranza, lo stadio della Roma a Tor di Valle avrebbe visto la luce da anni e, forse, non sarebbe stato inaugurato da Francesco Totti, ma da Daniele De Rossi certamente sì.

Stadio della Roma, altro che mera utilizzatrice. La formula usata nel comunicato, che ha scatenato l’entusiasmo di qualcuno, è oltre i limiti dell’offensivo. Anche chi della faccenda si è occupato distrattamente sa che nessuna società di calcio italiana sarebbe in grado di sostenere, in proprio, i costi di realizzazione di uno stadio con relative infrastrutture pubbliche. La gestione dell’impianto e la percentuale degli eventi extra sportivi ivi organizzati, però, sarebbe stato a beneficio esclusivo della Maggica, garantita da contratti granitici.

Mera utilizzatrice è una formula da calcio nei denti di tutti i predecessori, frutto della fantasia di qualche dirigente italiano che domina a Trigoria. Difficile pensare che due cittadini statunitensi abbiano partorito tale frase, vista la presumibilmente ancora scarsa conoscenza della nostra lingua.

Bravi. Applausi a tutti. All’ex assessore Berdini, che riesce ad apparire pubblicamente solo quando si parla della vicenda stadio; alla sovraintendente che pose il vincolo sulla Tribuna, ormai decrepita, del vecchio ippodromo; alle varie associazioni di consumatori; ai difensori delle rane, dei ratti e delle varie specie di animali che infestano un terreno con destinazione impianti sportivi; alla vostra sindaca, che non ha mai portato in giunta la delibera e non ha mai sottoscritto né gli accordi con la Regione, né la convenzione con i proponenti; a chi ha convinto l’attuale Presidente di buttare nel cestino dei rifiuti un progetto in piedi dal 2012, senza neanche farsi rilasciare prima la concessione, con la quale poter trattare, da una posizione di forza, con l’attuale o la nuova amministrazione. Ormai l’età avanzata mi induce a credere che non potrò mai mettere piede in uno stadio solo nostro. Forse lo potrà fare mia figlia, o più probabilmente la mia adorabile nipotina di due anni.

Chiudo, volendo dissentire da un tweet del Sindaco Marino, che ha scritto: “Un insetto, da solo, può rovinare un intero campo di grano”.

Caro Professore, magari fosse stato solo un insetto. Qui c’è stato un esercito di cavallette di portata incalcolabile.

Dovrei parlare della partita, ma confesso che mi è difficile perché l’adrenalina ancora è a livelli pericolosi.

Me l’ha fatta salire l’arbitro con la complicità del VAR? Certamente, ma non solo. Gli errori di Guida ed Irrati, ancora una volta sono stati devastanti. Per anni ci hanno spiegato che il VAR può intervenire solo in caso di chiaro ed evidente errore. Lo era quello del fallo di Fazio? Prendo atto. Calcio di rigore.

Ma per quale accidente (mi sono autocensurato) di motivo il signor Guida, campano come Maresca, non è stato richiamato dal VAR in occasione della rete annullata a Mkhitaryan e del fallo da rigore commesso sullo stesso. Perché nonostante quello che hanno affermato i salottieri della domenica sera (“Bravo Stefano. Che bella partita Stefano. Che bella squadra Stefano”. “Fonseca mi dica. Mi dispiace sia andato via, ma Fonseca pare che…”) il gol era buono ed il rigore molto più netto di quello concesso su Calabria.

Abbiamo giocato venti minuti da schifo, ma come insegnava il mai dimenticato Massimo Ruggeri, le partite durano 95/100 minuti. Dammi il gol ed il calcio di rigore, poi vediamo come finisce e quanto è bravo Stefano. Invece, eccoci ancora una volta, a dover sopportare il veleno di veri amici e di peggiori falsi amici, senza che nessuno dei meri utilizzatori delle comode poltrone dirigenziali avverta l’obbligo di protestare pubblicamente per una persecuzione ormai incancrenita. Non si risolve nulla protestando? Ho letto di un arbitro (Giacomelli) che non ha arbitrato la squadra del virologo-ginecologo per quattro anni in seguito ad una partita costellata da errori. Ostracismo della squadra di provincia o pura casualità?

P.S. Ho letto un interessante articolo di Pippo Russo. Cosa dire? excusatio non petita, accusatio manifesta

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