Mourinho, applausi e graffi: “Sono orgoglioso della squadra. Il Club parla?”

Gazzetta dello Sport (M.Cecchini) – La Roma ha perso, ma uno ha vinto: José Mourinho. Non capita quasi mai che un allenatore venga invocato da due tifoserie rivali che cantano lo stesso coro per esaltarlo. Non basta. A fine partita lo Special One raduna tutta la squadra a centrocampo, le parla, per poi andare – primo fra tutti – ad applaudire la Curva Sud. Sembra quasi un passo d’addio di un tecnico che, al momento, non sembra essere sulla stessa lunghezza d’onda della società.

Anche l’ingresso in campo nel finale dei baby Pisilli (all’esordio), Missori e Tahirovic è parso un messaggio per dire: vedete chi devo mettere? Una mossa strumentale, forse, ma che piace alla gente. Così come l’attacco frontale a Renzo Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori, che lo aveva criticato dopo le accuse all’arbitro Chiffi. E allora cominciamo da qui. Ulivieri aveva detto: “Gli allenatori italiani sono dalla parte degli arbitri, senza se e senza ma, anzi, senza Mou… Le sue dichiarazioni (“Chiffi il più scarso mai visto in carriera”) sono gravi e inaccettabili. Ammettere di essere andato in panchina con un microfono per registrare i colloqui tra lui e il gruppo arbitrale…prefigura, un’azione che mina alle fondamenta l’intero sistema».

La replica del portoghese: “In settimana sono stato attaccato e distrutto per la mia etica. Io non ho mai messo in dubbio l’onestà dell’arbitro. Ho detto che per me non ha qualità. Stavolta, per esempio, il quarto arbitro (Colombo, ndr) è stato un grande per empatia, vediamo dove potrà arrivare. Perciò la critica più forte che ho ricevuto è stata la mia gioia più grande, perché è stata fatta da una persona con tre anni di squalifica per scommesse, ma sono felice perché mi dà la certezza che sono di un pianeta diverso. Solo in Italia una persona così può avere una posizione istituzionale importante”.

La sensazione, però, è che Mou sia su un pianeta diverso anche rispetto al club. “Durante la partita ci sono stati degli episodi, ma se la società vuole parlare parli, io non parlerò”. Il senso lo chiarisce subito. “Io deluso? Io lavoro per loro e faccio il meglio. Io sono più di un allenatore e qualche volta mi stanco di questo. Amo l’Italia e amo lavorare in Italia. Ho avuto tanta ricchezza nei miei primi due anni e anche ora. Sto molto bene e questo mi aiuta anche a ridere un po’ delle situazioni“. Una cosa è certa: Mou ha tutta la squadra con sé. “In mezzo al campo ho detto che sono orgoglioso di loro. È un momento nuovo nella mia carriera. Prima quando perdevo una partita la analizzavo con grande aggressività ed esigenze altissime, ora guardo i ragazzi con tenerezza e rispetto. Ma la gente ha capito tutto e sono felice“. Lo saranno anche i Friedkin?

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