Kostas Manolas, difensore della Roma, è stato intervistato da Il Giornale ed ha parlato anche della sfida suggestiva contro Messi. Queste le sue parole:

Kostas Manolas, è vero che la sua carriera è iniziata da attaccante?
«Sì, da bambini tutti vogliono segnare. Poi sono andato più indietro perché in un’estate sono cresciuto di 10 centimetri in altezza e mio zio Stelios è stato il miglior difensore della storia della Grecia. Volevo imitarlo, alla fine ci sono riuscito».

Il calcio greco sta vivendo una brutta deriva, tra violenza e tornei sospesi…
«Non so cosa stia succedendo, di sicuro si investe meno del passato e vengono un numero minore di giocatori dall’estero. La nazionale è stata eliminata dal Mondiale dalla Croazia, una delle squadre europee più forti, ma siamo in ripresa. Spero che in futuro torni ai fasti del passato».

Qual è l’avversario che le ha dato più problemi?
«Ibrahimovic, che ho incontrato ai tempi del Psg: unisce altezza, velocità, forza nel tenere la palla e tecnica».

Ora le ritoccherà Messi…
«Ha ragione Guardiola quando dice che non c’è un modo per fermarlo. Però se ti fissi che devi bloccare lui, ci sono altri dieci che possono far male. Certo, senza l’argentino il Barcellona è un’altra cosa, dobbiamo fare il nostro massimo. E in più loro non hanno più uno come Neymar. Ammiro molto Piquè, difensore elegante che gioca bene il pallone con i piedi. Se stai dieci anni lì, non è un caso».

Tre anni fa subiste una lezione pesante…
«Sbagliammo tatticamente la partita, giocammo troppo alti e loro, squadra dalle enormi qualità tecniche e dall’incredibile palleggio, trovarono spazi facilmente. Ora non dovremo andare lì con la paura di subire tanti gol: rispetto del Barcellona ma consapevolezza della nostra forza».

All’andata invece ci fu quel gran gol di Florenzi…
«Fu un’azione incredibile di un giocatore che ha le possibilità di farlo. Non concedemmo tanto, dovremo ripetere quella prestazione, magari creando qualche azione pericolosa».

C’è differenza tra Guardiola e l’attuale tecnico Valverde?
«Valverde andò via dall’Olympiacos quando stavo per arrivare. È un tecnico al quale piace fare pressing in avanti, tanta densità dove c’è la palla perché quando la sua squadra la perde vuole riconquistarla subito. In più dà grande importanza alla difesa, infatti il suo Barcellona è più solido».

Crede che la Roma abbia già fatto il massimo in Europa?
«Il girone non semplice ha dimostrato che siamo una grande squadra, ora abbiamo una doppia sfida con un avversario fortissimo. Loro sono favoriti, ma nel calcio si gioca 11 contro 11 e non si sa mai».

La favorita della Champions?
«Barcellona, Real e City sono quelle con più possibilità».

Quindi la Juve è spacciata…
«No, credo abbia delle chance, è abituata a giocare partite di questo livello».

È vero che i bianconeri l’hanno cercata in questi anni?
«Sì, c’erano stati dei contatti già ai tempi dell’Olympiacos ma solo con il mio procuratore».

Lei quest’estate stava per passare allo Zenit…
«Mi avevano offerto un contratto particolare che io alla fine non volevo firmare, ma ero consapevole che se rimanevo alla Roma sarei stato contento lo stesso. Qui sto bene, anche se c’è sempre lo stress e il pressing dei tifosi per far bene. Voglio vincere qualcosa con questo club che mi ha dato la possibilità di giocare in serie A».

La Champions può distrarvi dal campionato? Dovete difendere il terzo posto…
«Non possiamo permettercelo, è la strada per rigiocare queste gare europee che sono bellissime. La Roma è un club che merita di esserci sempre, sarebbe un dramma non giocarla e non è solo una questione economica».

Un flash sui suoi tre allenatori alla Roma…
«Con tutti siamo sempre rimasti fra le prime tre del torneo. Con Garcia abbiamo creato tanto e preso pochi gol, è una bella persona rimasta nel mio cuore. Spalletti è un tecnico forte che ci allenava molto sulla tattica, anche in attacco. Di Francesco lavora molto sul pressing davanti per riconquistare la palla e fare attacco veloce, ma non trascura il lavoro difensivo. È un allenatore che merita la Roma e avrà un grande futuro in questo club».

L’ha sorpresa l’Italia fuori dal Mondiale?
«Molto, non posso dire che la Svezia è meglio della vostra nazionale. Ma una volta avevate più talenti, Del Piero, Nesta, Pirlo, Totti…».

Com’è Totti fuori dal campo?
«Sempre una persona umile e tranquilla, il miglior fuoriclasse che ho conosciuto. Solo la personalità e la faccia di Francesco sarebbero necessari in qualsiasi spogliatoio, mi ha aiutato molto sin dal primo minuto che sono arrivato a Trigoria».

La tragedia di Astori l’ha colpita moltissimo…
«La sua morte è stata una cosa assurda, era un ragazzo incredibile e un professionista serio. Sono stato in ritiro con lui in stanza, aveva sempre il sorriso e così voglio ricordarlo. Ed è per questo che, come per mio nonno, non sono andato al suo funerale. Nella prima partita che ho giocato con lui (il 30 agosto del 2014 contro la Fiorentina, ndr) mi fece i complimenti. E quando ho fatto gol dopo la sua scomparsa, ho alzato le mani al cielo, mi manca dentro al cuore».

Chi vincerà lo scudetto?
«La Juve è favorita, ha due formazioni possibili, il Napoli ne ha una sola. Fa un bel calcio, ma alla fine non basta solo questo».

Come si vede a fine carriera?
«Mi piacerebbe chiudere con l’Olympiacos dove sono cresciuto. Parlo spesso con il presidente, qualche volta lo aiuto con qualche consiglio».