Il Tornatora

Lega, nomine rimandate. Otto club: «Serve unità». Cairo replica a Malagò

di Redazione

La Gazzetta dello Sport (M.Iaria) – Le nomine di Lega, attese ormai da 11 mesi, possono aspettare ancora un po’. Almeno finché non torna dall’Olimpiade invernale il presidente del Coni Giovanni Malagò, commissario della Serie A che si insedierà fisicamente a Milano soltanto a fine mese e, a quel punto, proporrà la sua agenda dei lavori. È questa la conseguenza della lettera che ieri otto club (Benevento, Bologna, Fiorentina, Inter, Juventus, Roma, Sampdoria e Sassuolo) hanno inviato agli altri associati e alla Lega annunciando la loro assenza all’assemblea elettiva convocata per mercoledì su richiesta di altre otto società (Atalanta, Genoa, Lazio, Milan, Napoli, Torino, Udinese e Verona). Venendo a mancare il numero legale per la costituzione della riunione (14 club su 20), il vice commissario Paolo Nicoletti, in accordo con Malagò, ne ha preso atto informando tutti i club che al momento non vi sono le condizioni affinché l’assemblea di mercoledì possa regolarmente costituirsi. I commissari non si spingono oltre anche perché non vogliono essere strumentalizzati: l’assemblea non è stata annullata, se per assurdo due degli otto firmatari facesse marcia indietro il numero legale verrebbe ripristinato. Tra quelle società che, invece, volevano accelerare le nomine c’è delusione e rabbia. «Non era nostra intenzione fare nessuno sgarbo a Malagò, semmai è lui che ha avuto mancanza di stile non presenziando all’ultima assemblea. Vogliamo semplicemente completare la governance, un percorso avviato da tempo, considerato che ci sono candidati che aspettano e non so fino a quanto», ha detto Urbano Cairo, presidente del Torino.

RAGIONI – Gli otto firmatari spiegano che la convocazione dell’assemblea per il 14 «non contribuisce a favorire la concordia in vista del processo di riforme che il calcio italiano dovrà affrontare nei prossimi mesi». Non è in discussione «il legittimo diritto di autodeterminazione della più importante Lega del movimento professionistico» ma la crisi del calcio italiano, scoppiata dopo l’estromissione della Nazionale dal Mondiale e il conseguente doppio commissariamento di Figc e Lega, «richiede senso di responsabilità e rispetto delle dinamiche istituzionali per evitare soluzioni improvvisate e di corto respiro». I motivi della richiesta di rinvio, a giudizio degli 8 club, sono diversi. Intanto la necessità di portare a termine, con gli stessi uomini che l’hanno gestita finora in questa fase commissariale, l’assegnazione dei diritti tv della Serie A 2018-21: l’assemblea ha accettato l’offerta da 1050 milioni annui di Mediapro ma la lettera non manca di ricordare che servono l’ok dell’Antitrust e «le opportune verifiche sulle garanzie finanziarie». E poi gli 8 club non vogliono fare uno sgarbo istituzionale a Malagò, impegnato in questi giorni in Corea del Sud: l’accelerazione di una parte della A è stata interpretata da questo fronte (e dal diretto interessato) come uno schiaffo al numero uno del Coni. I sottoscrittori della missiva ne fanno pure una questione di utilità politica auspicando che «si possa instaurare un proficuo dialogo con il commissario al fine di promuovere le indifferibili istanze del calcio professionistico italiano di alto livello, in questi anni sacrificate sull’altare di un malinteso bilanciamento di poteri all’interno del movimento, che ha portato la locomotiva sportiva ed economica del calcio ad essere zavorrata da veti incrociati e da divisioni che vanno superate».

DIVERGENZE – L’assemblea di mercoledì era già a rischio di fumata nera perché è da mesi che la Lega è sostanzialmente spaccata in due. La commissione per la nomina dell’a.d. era arrivata a individuare tre candidati: il favorito Javier Tebas (il presidente della Liga, che gli spagnoli vogliono blindare), l’ex di Procter & Gamble Sami Kahale e l’a.d. di Infront Luigi De Siervo; quella per il presidente si era impantanata e gli unici nomi li aveva tirati fuori Claudio Lotito, da Marchetti a Vegas a Del Sette, tutti respinti al mittente dalla controparte. Senza dimenticare le difficoltà di completare il pacchetto di nomine con le cariche dei due consiglieri federali e dei cinque di Lega. In questo quadro, il quorum di 14 voti restava una chimera. Ora Juve, Inter, Roma e le altre chiedono di fermare la fase elettorale per neutralizzare le divisioni, «in attesa di aprire un vero tavolo per le riforme». E fanno sapere che il senso della lettera non è polemico ma costruttivo: «Gli errori di questi anni possono essere fermati solamente se tutti sapranno dialogare con senso di responsabilità, calma e attitudine all’ascolto, senza colpi di mano. L’autodeterminazione è garantita dalle regole e dagli statuti, ma lo sviluppo può essere garantito solamente da una ritrovata unità».

ASSEMBLEA DEL 27 – Così gli 8 club suggeriscono di rivedersi il 27, «lasciando peraltro al commissario le dovute riflessioni sull’ordine del giorno dei lavori assembleari, che non potrà innanzitutto prescindere dall’adeguamento statutario ai principi informatori del Coni (maggioranza semplice dalla terza votazione, ndr)». Nei prossimi giorni i commissari comunicheranno la convocazione dell’assemblea del 27: l’ordine del giorno non conterrà le nomine perché la riunione, già in programma, era destinata ad altri argomenti.

CAIRO REPLICA – In serata parla Cairo: «La commissione per l’a.d., di cui faccio parte, va avanti da tre mesi, abbiamo contattato persone di livello che aspettano una risposta da settimane, alcuni potrebbero non aspettarci più. Io non ho fatto accordi con nessuno, non c’è nessuno scambio per la carica di presidente, decide l’assemblea». Di fronte alla richiesta di otto società, tra cui il Torino, di convocare le elezioni per mercoledì, Malagò aveva detto: «Giudicate voi lo stile». Cairo replica: «La mancanza di stile è stata la sua: non mi è sembrato elegante non venire lunedì scorso all’assemblea, poteva almeno farsi vedere dopo la nomina a commissario e partire il giorno dopo per la Corea. Calcio a trazione iberica? Media Pro ha comprato i diritti perché sorprendendo tutti, anche me, ha fatto l’offerta più alta, un miliardo e 50 milioni. I miei interessi in Spagna non c’entrano nulla. Quanto a Tebas, il fatto che sia bravo è innegabile: tra l’altro l’ho conosciuto in Italia e a presentarmelo è stato proprio un manager di Sky che lo stima molto».