Lega-fondi, siamo in dirittura d’arrivo?

La Gazzetta dello Sport (V. Piccioni) – L’accordo fra la Lega e i fondi private equity per l’acquisto del 10 per cento della Serie A somiglia a un tappone del Giro d’Italia o del Tour de France. L’assemblea dei club di oggi potrebbe essere l’ultimo colle. Potrebbe, appunto. È vero che, negli anni più recenti, l’epoca dei veti incrociati, delle scelte continuamente rinviate e delle inchiodate in corsa di fronte a ogni riforma sembra tramontata, ma c’è ancora qualche incognita in giro per arrivare alla sospirata fumata bianca con il consorzio Cvc/ Advent/Fsi. E non è da escludere un cambiamento di copione con un rinvio tecnico di un paio di giorni dell’approvazione.

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Nell’assemblea di questa mattina potrebbero comunque andare in scena due votazioni decisive. Una riguarderà il piano di ripartizione delle differenti quote per ogni club nella media company che è il cuore dell’accordo. Su questo, le società avrebbero trovato un punto di equilibrio dopo le iniziali contrapposizioni fra big e medio-piccole. Servono 15 voti su 20. Subito dopo, toccherà invece al cosiddetto “term sheet”, il punto di arrivo della lunga negoziazione. Qui serviranno, invece, 14 consensi. Ma inutile dire che c’è chi lavora per un altro e magari più consistente rinvio, la minoranza di club che fa capo a Claudio Lotito, da sempre scettico sull’intera operazione.

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La giornata di oggi dovrebbe servire per cancellare gli ultimi dubbi, anche sul tema della composizione del consiglio della Media company, che dovrebbe riservare 7 posti ai club e 6 ai fondi. Fondi che però sceglieranno l’amministratore delegato della società. Il confronto su alcuni punti della trattativa, dalle scadenze per i versamenti della cifra dell’accordo (1,7 miliardi per il 10 per cento della Serie A, valutata quindi complessivamente 17 miliardi) alla stessa composizione del consiglio, non è stato facile. È stata ormai definita la road map dei versamenti: i club riceveranno subito 400 milioni e successivamente cinque rate annuali sempre da 250.

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Ma la vera valenza dell’accordo è l’investimento su partner che devono aprire nuove frontiere sui diritti tv. Naturalmente all’estero, dove il prodotto Serie A sta arrancando rispetto per esempio al colosso Premier League. Ecco perché la votazione di oggi, e la possibile svolta decisiva, incrocia anche l’altro fronte su cui è impegnata la Serie A: domani, infatti, sarà il turno della trattativa privata con i quattro broadcaster che hanno superato le “primarie” del bando per i diritti italiani. Nel giro di pochi giorni, una nuova assemblea è convocata per lunedì, si dovrà decidere sulle offerte o entrare nella fase 2, quella degli “intermediari”, fino alla soluzione di partire subito con la Canale Lega.

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