La Repubblica (S. Scotti) – È proprio vero che con il (secondo) tempo si aggiusta tutto. Ma la Roma resta una squadra piena di difetti, portati anche malissimo. Incapace di fingere, di mascherarli, di nasconderli. Indifendibile. E si vede nell’occasione del gol della Cremonese quanto difficile sia stare in campo con un solo giocatore di ruolo lì dietro che non riesce a fermare un giocatore, Tsadjout, che non segnava da giugno. Fragile. Incapace di mettere personalità anche con un avversario nettamente inferiore, vagando in un equilibrio sopra la follia. E precaria. Dove tutto sembra a tempo determinato: allenatore, direttore sportivo, centravanti, difensore centrale, tutti col futuro incerto che rendono irrisolto il presente.

Una squadra che pensa di poter creare una sola occasione in un tempo, quando dopo quasi 30 minuti ha la doppia possibilità con Belotti che centra il portiere avversario e Pellegrini la traversa da un metro. Che si sveglia solo quando sta perdendo, quando capisce che c’è differenza tra quello che si desidera e quello che si merita, se non si ha voglia. E che lo ottiene quando si mette a quattro dietro evitando esperimenti fantasiosi, quando entra Dybala che dà qualità, quando Mourinho tenta l’all-in mettendo dentro Azmoun per Bove e lascia il centrocampo senza intenditori. Ne viene fuori qualcosa di meglio, un palo, occasioni, il pareggio di Lukaku, 14 gol in stagione, perché se non ci pensa lui è difficile che lo faccia qualcun altro, e il rigore rimediato da Spinazzola e segnato da Dybala che cancella problemi e paure.