La Roma perde il pelo ma non il vizio: crollo mentale, vertigini e il ritorno del fantasma degli infortuni

Pagine Romaniste (R. Gentili) – Una notte da vecchia Roma. Un crollo arrivato tout court, al momento di allungare il passo, nelle intenzioni ed in classifica. La vetta era – ed è, non facciamoci pervadere dal pessimismo cosmico troppe volte caro a questi colori – ad un passo. Serviva fare il proprio dovere, sfuggito dall’inizio per un errore tecnico, individuale e non solo. All’inizio, appunto. A soli cinque minuti dal fischio d’avvio del criticato, e criticabile, Maresca. Il tempo per reagire c’era tutto.

Tra i vari malfunzionamenti di serata c’è da annotare anche l’aspetto caratteriale, peculiarità che era stata alla base di diverse vittorie, sofferte, targate Mourinho. Il quale, come ha caldamente ammesso, non è esente da colpe. Per diverse ragioni. Constatata la mancata reazione, a venir meno è stato l’aspetto tattico oltre che tecnico. Il motore della Roma, che a quanto idee ha sempre viaggiato su ritmi bassi, è rimasto spento, quasi fosse inesistente. Ed in più è stato ingolfato da errori: tanti passaggi sbagliati, anche i più semplici, hanno definitivamente mandato in tilt il sistema. Mancanza di comunicazione tra i reparti – primo gol arriva anche per queste ragioni – e soprattutto di unione.

La squadra è scollata. Chi la dovrebbe unire, il centrocampo, non ha la giusta colla per far durare a lungo la presa dei due blocchi. Non è colpa di Matic e Cristante, semplicemente i due formano una coppia che può andare bene in emergenza, ma non può essere fissa. Da due giocatori lenti non si ottiene una lentezza accelerata, bensì solo doppia lentezza, dunque confusione e spazi nella zona più sollecitata. Un cambio è lecito attenderselo subito.

Chiude il cerchio di fuoco la premessa fatta nella conferenza di presentazione: “Con l’Udinese sarà una delle partite più dure del campionato”. Non l’avesse mai detto. È stata decisamente la più difficile delle cinque giocate. Cinque. Se proprio non si poteva fare a meno di sbandare, meglio essere andati sulla ghiaia alle prime curve del campionato. Il tempo per toglierla dalle ruote e dall’albero motore c’è, a partire da giovedì in Bulgaria.

L’esordio europeo con il Ludogorets vedrà la Roma arrivare senza un altro elemento. Che forse avrebbe comunque saltato l’appuntamento, ma ora di sicuro non ci sarà. Il mostro degli infortuni, sopito la scorsa stagione, sta tornando a fare prigionieri. Tolto Darboe, lontano dagli occhi di Mou e destinato ad una cessione che già si preannuncia complicata una volta rimessosi in sesto, l’inizio di campionato ha svegliato l’antica paura.

Tre partite, cinque infortunati. Prima della Cremonese è arrivata la frattura della tibia destra di Wijnaldum, dopo la vittoria con la squadra di Alvini la lussazione della spalla sinistra di Zaniolo. C’è stato poi il Monza ed altri due hanno abbandonato il battaglione: Kumbulla, dopo appena mezz’ora, e poi El Shaarawy, a fine partita. Resteranno tutti e due ai box per un mese. Arrivando a ieri, la lista si è allungata con l’ingresso di Abraham. Il centravanti ha riportato un problema alla spalla: potrebbe rientrare dopo la sosta. Limitiamoci a pensare, per ora, che sia solamente il turno d’attesa della ruota che dovrà essere velocemente girata.

Nella piccola tragedia, fa sorridere come l’infortunio dei due giocatori offensivi, Zaniolo e giustappunto Abraham, sia arrivato praticamente con la stessa dinamica. Entrambi diretti in porta, affrontato un duello sono caduti a terra in malo modo, quasi un segnale per far comprendere che un alone di scalogna avvolge il reparto d’attacco. Ha colpito anche Pellegrini, finitosi per perdere nell’alternanza tra trequarti e centrocampo. Sta provando a sfuggirne Dybala, sgusciato al di sopra dei compagni con leadership e qualità, quelle che ieri lo ha fatto essere il migliore in campo. Anche la Joya, però, ha i suoi fantasmi da affrontare.

Con Tammy – aspettando Nicolò – compone una duo che, sulla carta, sarebbe se non il più temibile uno tra i primi tre. Ed invece le statistiche raccontano di come l’attacco della Roma sia proprio il più spento. Eccezion fatta per il gol dell’inglese – ieri Southgate era alla Dacia Arena – allo Stadium e la doppietta di Paulo contro il Monza, gli altri pochi e pesanti gol, infatti, sono arrivati dalle retrovie: Cristante, Smalling, Ibanez.

E ora cosa fare? Adesso va presa coscienza delle problematiche, cui bisogna trovare un rimedio per far scattare l’effetto molla – Bodo docet – per ripartire e non per affossarsi in isteriche polemiche.

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